sabato 5 gennaio 2013

Gratta e perdi



Se la crisi economica è descrivibile da una curva discendente, molto probabilmente stiamo rapidamente raggiungendo il fondo. E dopo aver toccato il fondo non si può fare altro che risalire. Questo è più un auspicio che una certezza. In realtà altri affermano che dopo aver toccato il fondo, ... si comincia a scavare!

Due dei principali pilastri dell'economia italiana del passato, la meccanica e l'edilizia, stanno per essere raggiunti da un tracollo molto pesante. In entrambi i casi, il motivo principale è da addebitarsi al calo dell'occupazione, e al conseguente calo delle retribuzioni medie.
Vi si aggiunge una crisi di fiducia nei due sensi: dall'alto verso il basso, con il taglio del credito a famiglie e imprese, e dal basso verso l'alto, con il congelamento dei consumi. Gli italiani preferiscono rimandare gli acquisti. Non hanno più fiducia nel futuro.

L'automobile, oggetto simbolo del benessere occidentale, sta attraversando una considerevole crisi, ma solo in Europa. Sta diventando un bene troppo costoso per la classe media in via di impoverimento. Non solo per il suo acquisto, ma anche per il suo mantenimento. Una contrazione media delle vendite del 20% è piuttosto preoccupante:

"Un anno da dimenticare per le quattroruote. Le immatricolazioni hanno fatto un balzo indietro nel tempo di trentatrè anni. Un crollo avvenuto in Italia quanto nel resto d'Europa, un mercato che stenta a ripartire. La motorizzazione ha immatricolato, nel mese di dicembre 2012, 86.735 autovetture, il 22,51% in meno rispetto a dicembre 2011, durante il quale ne furono immatricolate 111.928 (a novembre la variazione era stata del -19,78% rispetto allo stesso mese del 2011). Nell'intero 2012 le nuove immatricolazioni sono state poco più di 1,4 milioni, con una variazione del -19,87% rispetto al 2011, durante il quale ne furono immatricolate 1,75 milioni. Si è così tornati ai livelli di mercato fatti segnare nel 1979.
...
La crisi dell'auto interessa infatti soltanto l'area euro ed è una diretta conseguenza dell'effetto depressivo sull'economia reale delle politiche di austerity". Per l'analisi degli esperti la crisi dell'economia "è indubbiamente il principale fattore di freno delle vendite di auto, ma nel 2012 anche altri elementi hanno fortemente compresso le immatricolazioni: il caro-carburanti, il caro-assicurazioni, le difficoltà di accesso al credito, un'overdose di imposte e anche la forte caduta degli indicatori di fiducia Istat delle imprese e dei consumatori""
(www.repubblica.it)

"...il dato di dicembre è devastante. Mese su mese abbiamo un calo del 22,51% nelle immatricolazioni auto, più della media annuale che si ferma al 19,87%-. Significa che il calo delle immatricolazioni è ancora in atto, nonostante i livelli di vendita da fine anni 70′ "
(www.rischiocalcolato.it)

La contrazione dei prezzi delle case è ancora modesta, ma la contrazione delle vendite è praticamente doppia rispetto a quelle delle automobili. Qui il problema è tutto finanziario: le banche non erogano più mutui (circa -50% rispetto agli anni precedenti) a causa delle sofferenze per i mutui troppo facili erogati fino a un paio di anni fa. Gli immobili hanno inoltre prezzi troppo gonfiati. Fisiologicamente dovrebbero cominciare a scendere. Il problema che costruire e vendere immobili in questo periodo diventa proibitivo: anche il comparto edile è messo molto male.

"Crisi immobiliare e anche "sboom da bolla" nel caso di Padova, come scrive l'ufficio studi di Idealista.it, nel fare il riassunto della performance del mercato del mattone, in Italia, relativo al 2012.
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E così si apprende che, in media, la flessione dei prezzi delle abitazioni è stata - 5% rispetto al 2011. Le maggiori riduzioni? Appunto a Padova (-16,4%), seguita da Bari (-7,1%) e Roma (-6,6%).

La riduzione nella capitale è decisamente al di sopra della media nazionale, mentre Napoli (-1,9%) e Milano (-1,0%) oscillano tra alti e bassi, ma tengono rispetto a molte altre città.


Idealista.it parla di "
proprietari in fase di profondo ravvedimento anche
a Bari (-7,1%), Bologna (-5,5%), Catania (-5,4% ) e Firenze (-5,3%); tra le altre città capoluogo, Modena (-11,1%), Parma (-9,8%) e Bergamo (-8,7%) sono quelle che scontano maggiormente gli eccessi degli anni addietro; 9 centri accomunati da cali sopra la soglia del cinque per cento da nord a sud italia; 16 le città che registrano ribassi sotto la media, dal 4,9% di Torino e Genova a scendere fino al meno 0,8% di La spezia". 

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"è stato un anno difficile per chi ha cercato di vendere casa, come testimonia la brusca frenata delle compravendite che ha prodotto la prima decisa contrazione dei prezzi degli immobili. Quello dei mutui resta un nodo difficilmente districabile a breve termine, e se il meccanismo si inceppa sullo scoglio del rapporto rata/reddito significa che i redditi sono troppo bassi e che i prezzi di mercato sono ancora disallineati. In un contesto che non lascia intravedere prospettive di rilancio occupazionale e dei redditi, almeno per il 2013, la pressione ricadrà sui proprietari"

Di fatto, continuando: "Quei proprietari che fino a oggi non hanno avuto fretta di vendere, adesso potrebbero essere indotti a farlo dal momento che il loro patrimonio immobiliare richiede un continuo sforzo economico per essere mantenuto dopo l’Imu e con la prospettiva di nuovi aumenti dovuti alla riclassificazione degli estimi catastali. Ma è certo che sul fronte dei prezzi il margine di trattativa sarà molto ampio, così per chi ha dei risparmi e potrà accedere al credito potrebbe essere l’anno giusto per acquistare a prezzi vantaggiosi".
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il calo secco delle transazioni registrate fa dedurre che, sul fronte delle compravendite, la bolla speculativa è quasi riassorbita anche se, stando alla scarsità dei mutui concessi - l'aumento prevedibile delle sofferenze renderà le banche sempre più prudenti - e alla crisi dei redditi, nel 2013 si toccheranno nuovi minimi storici di compravendite".

Lo studio di Idealista.it è stato effettuato sulla base di circa 45mila annunci di compravendita (44.189).  "

(www.wallstreetitalia.com)

Ma forse la notizia che più fa capire quanto si stia precipitando nella crisi, è quella che riguarda la diminuzione delle giocate in lotterie e giochi a premi:

"L’Italia si è stancata anche di giocare

L’Italia si è stancata di giocare. E dai giochi lo Stato non incassa più come una volta. E’ vero che in tempi di magra occorre strizzare l’occhio alla Fortuna, ma se la dea bendata vuole un obolo e i bilanci familiari sono allo spasimo, anche a quell’obolo bisogna rinunciare. 

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A valutare anno su anno, per la verità, il dato è ancora positivo (+5,59%) ma la raccolta - spiegano all’agenzia specializzata Agipronews - non dà il senso della crisi, in quanto rileva la massa di denaro che viene giocata senza considerare che molta parte è costituita da soldi vinti e rigiocati
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Fa fede, in questo senso, il dato sulla spesa (cioè la raccolta meno le vincite) e quel dato è negativo nel 2012 rispetto all’anno precedente (16,9 miliardi contro 18,5) meno 8,84 per cento: una caduta senza precedenti, di cui ha pagato le conseguenze soprattutto l’erario
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L’unico a non guadagnarci più come una volta, in tutto questo, è lo Stato che complessivamente - si diceva - ha perso 4,63 punti percentuali sono nell’arco di vigenza del governo Monti, cioè negli ultimi 13 mesi.  
Se guardiamo i giochi da un punto di vista del gettito fiscale, dal 2003 al 2011, il Gratta e Vinci ha perso il 15,8%, le scommesse ippiche il 20,4%, il mitico Superenalotto si è lasciato per strada il 25,6% del gettito fiscale e il Win for Life ha ridotto i suoi benefici erariali addirittura del 78,5%. 

Le Sale Bingo istituite da D’Alema nel 2000 sono un flop. Le sale scommesse volute dalle liberalizzazioni di Bersani del 2006 battono il passo. Berlusconi adesso promette l’abolizione dell’Imu invocando una possibile copertura nel gettito fiscale dei giochi. Ecco: in tempo di magra e di elezioni, conviene valutare questi risultati"
(www.lastampa.it)

Tutto questo è un'ennesima dimostrazione di quanto siano miopi e distruttive le politiche di austerità introdotte da Tremonti (seppur in modo soft) e proseguite da Monti. Purtroppo la distruzione del mercato interno non porta nulla di buono. Ne da un punto di vista economico, ne da quello sociale. Perché se l'obbiettivo è trasformare il sud Europa in una specie di Indo-Cina con lavoratori a basso costo, è molto pericoloso.

I lavoratori di quei paesi sono nati in quella situazione, e pertanto pare a loro la normalità. Ma i cittadini europei che sono nati in nazioni democratiche, e con un benessere relativamente diffuso, non sopporteranno di essere retrocessi. Prima o poi si ribelleranno: lo faranno o nelle urne, o se le cose diventano pesanti, nelle piazze.

Intanto il Portogallo già salvo (secondo le élite eurocratiche) sta cercando una via d'uscita dall'austerità: la popolazione sta raggiungendo il limite di non ritorno, e si sta assistendo ad un pericoloso scontro istituzionale:

Il Portogallo avverte la Troika: marcia indietro sulle richieste di austerità

PORTOGALLO: LIQUIDARE LIQUIDARE LIQUIDARE…

venerdì 4 gennaio 2013

Linguaggio politico montiano



"...il professore non ha risparmiato stoccate a destra e a sinistra. Contro l'ex ministro Brunetta «che sta portando, con una certa statura accademica, il Pdl su posizioni piuttosto estreme e settarie». E contro gli «amici delle lobby» che hanno bloccato le liberalizzazioni

«Pur avendo la massima stima per Bersani, dovrebbe essere coraggioso e silenziare un po' la parte conservatrice del partito»"

(www.corriere.it)

"“Simpatica l’immagine dell’onorevole Fassina per il quale la lista Monti sembra il Rotary, che dimentica i più deboli”, dice Monti ... Quindi, conclude, “suggerisco all’onorevole Fassina, magari in una conversazione che potremmo avere, e me lo auguro, di aggiornare un po’ il suo pensiero”.

Monti si è anche espresso su Berlusconi che lo ha definito ‘poco credibile’. ”Se lo dice lui”, ha commentato il Presidente del Consiglio, sottolineando quanto il Cavaliere sia “volatile sulle vicende umane e politiche negli ultimi tempi”."

(www.ilfattoquotidiano.it)

C'è sempre qualcosa di stonato nel linguaggio di Monti. Qualcosa di fastidioso, non solo per quel che dice, a volte senza rendersi conto di affermare bestialità (vedi silenziare), ma anche come lo dice. Perché definire una Commissione d'Inchiesta come stravagante? Forse perché ritiene la cosa più normale del mondo sospendere la democrazia e calpestare la Costituzione di uno Stato? O forse per un'insostenibile leggerezza delle sue parole e idee.

Non so ancora bene definire il senso di fastidio che provo sentendolo parlare: non capisco se è dovuto alla cantilena da replicante, o al modo di esprimersi che trovo un po' naif (vedi Monti naif). Sentendo parlare altri politici, provo a volte un fastidio dovuto alla loro arroganza, ma capisco che difendano posizioni politiche che io non condivido, magari altri si.

Anche Monti difende le sue posizioni, il suo operato nel Governo, ma c'è anche qualcosa in più. Una specie di ambiguità, o forse il tentativo di trasformarsi in politico non avendone le qualità. Perché bisogna anche essere onesti, nessuno dovrebbe fare il mestiere di "politico", ma è innegabile che non tutti possano improvvisarsi in politica, ci vuole una certa vocazione. Non è solo la capacità di saper parlare in pubblico, ma è anche il modo e il come viene espresso un concetto. Il politico deve saper spiegare e trasmettere le sue idee. Sembra una cosa semplice ma non lo è. Io penso che Monti non sia vocato per questo mestiere.

Usa termini fuori luogo e frasi tendenzialmente neutre, cercando di depotenziarne la carica offensiva. Ma poi ottengono comunque lo stesso effetto polemico. Inoltre mi pare a volte arranchi, gli manchi la capacità di improvvisazione. La risposta pronta, o la battuta pronta, che un politico deve sempre tenere in serbo quando non sa cosa rispondere. Emblematica è stata l'intervista di Piazza Pulita, in cui alla domanda cosa direbbe ad un figlio che dopo aver fatto un master non trova lavoro, rimase parecchi secondi (in termini televisivi è un'eternità) senza proferire parola.

Alcuni commentatori affermano che Monti si starebbe trasformando da tecnico a politico. Io invece non vedo ancora questa trasformazione. E' vero che molte persone hanno cominciato a fare politica tardi, dopo aver fatto un mestiere diverso per molti anni. Ma non a tutti riesce il gioco. E' riuscito bene a Berlusconi, perchè il suo precedente mestiere aveva a che fare con la comunicazione. Ne conosce tutti i segreti, e poi credo abbia una naturale indole nel stare al centro dell'attenzione. E' riuscito bene alla categoria degli avvocati di cui è strapieno il Parlamento. Ma anche loro vengono da una professione dove la comunicazione è tutto. Hanno un allenamento alla retorica che è formidabile.

Ci sono anche altri professori in politica, come per esempio Brunetta. Ma anche qui c'è il trucco: Brunetta nasce prima politico che professore. Forse la comunicazione montiana va bene in un congresso, in un aula universitaria, in un convegno, ma non è adatta al comizio o al dibattito televisivo. Monti sostiene di voler portare un nuovo linguaggio in politica, più serioso e meno gridato. Ma siamo sicuri che sia quello adatto allo scopo? Lo spettatore non va ne addormentato davanti al video, ne allontanato da insopportabili schiamazzi. Dovrebbe essere interessato ad argomenti che essendo spesso noiosi, vanno resi intelligibili a tutti i livelli, ed arricchiti con un linguaggio seducente e suadente. 

I comunicatori migliori in politica sanno essere così: forse oggi il migliore è Renzi (benché non ne condivida del tutto le idee) che usa un linguaggio fresco e nello stesso tempo riesce ad avvolgere il suo uditorio con un alone di simpatia naturale. Berlusconi forse lo è stato, oggi mi pare troppo logorroico e ripetitivo. Bersani usa anche lui l'arma della simpatia, per sopperire a una certa carenza oratoria, anche se ultimamente abusa dei suoi strampalati paragoni. Grillo è un gran comunicatore naturale, fin da quando faceva l'intrattenitore tv: malgrado sia ricordato sempre per il turpiloquio, in realtà sa creare un grande interesse attorno ai suoi temi politici.

Credo che uno qualsiasi di questi citati, in caso di un confronto diretto, annienterebbe il professore. Per fare i politici ad alto livello non è sufficiente avere nozioni di economia, anzi forse è inutile, ma ci vogliono capacità personali innate che secondo me Monti non ha.

giovedì 3 gennaio 2013

Candidati e coalizioni



Il Sole24ore ha commissionato un sondaggio per incoraggiare il premier Monti, e per spaventare (ma stranamente anche lusingare) Berlusconi. Si tratta di un sondaggio duplice e un po' forzato, che si discosta dagli altri, ma potrebbe anche descrivere una situazione possibile.
Dal sondaggio Demetra per il Sole24ore si otterrebbero i seguenti risultati elettorali:

coalizioni probabili: Alle prossime elezioni, lei pensa che voterebbe per…

centro sinistra Pd e Sel capo coalizione Bersani .........36,2%

centro con capo coalizione Monti ..............................23,3%

centro destra con Pdl e Lega capo coal. Berlusconi....21,8%

M5s di Grillo ............................................................13,8%

altri .............................................................................4,9%

partiti attuali: Per che partito voterebbe se domani ci fossero le elezioni politiche per il Parlamento nazionale?


Pd .......................................................34,6%
Sel ........................................................5,3%
- (tot. coaliz 39,9% diff. rispetto quesito precedente 3,7% perdita consensi 9,2%)

Udc ......................................................6,4%
Montezemolo-Riccardi...........................3,0%
Fil .........................................................1,8%
- (tot. coaliz. 11.2% diff. rispetto quesito precedente 10,6%, acquisto consensi 94,6%)

Pdl ......................................................19,7%
Lega .....................................................5,6%
-(tot. coaliz. 25,3% diff. rispetto quesito precedente 3,5%, perdita consensi 13,8%)

destra ....................................................2%
Idv ........................................................1,8%
Fed. sin. ................................................1,7%

M5s ....................................................14,3%
- (diff. rispetto quesito precedente 0,5% perdita consensi 3,5%)

Il sondaggio Demetra per il Sole24ore è stato realizzato tra il 22 e il 28 dicembre.

E' interessante questo sondaggio perché è disgiunto tra coalizioni e partiti. Si può pertanto notare che i leader fanno la differenza, ma sempre in negativo, tranne che per il centro (benché mi paia un sondaggio troppo generoso con Monti). Sia Berlusconi che Bersani, rispetto alla coalizione ci rimetterebbero circa 3 punti e mezzo di percentuale.

Più grave la perdita per Berlusconi (-13,8% di consensi), ma importante anche quella dovuta a Bersani (- 9,2% di consensi). Al contrario di quanto affermato da altri sondaggisti, sembra che Monti peschi consensi maggiormente nel campo del centro destra che in quello del centro sinistra.

Se il centro fosse guidato da Monti in modo chiaro, incrementerebbe i propri voti del 100% circa. In pratica la presenza del leader varrebbe quanto Udc, Fli e lista Montezemolo messe assieme.
Dal sondaggio non è chiaro se il vantaggio è maggiore con la formula federata o quella unitaria.
Gli elettori dell'Udc che al Senato non troveranno il loro simbolo, a causa della lista unica , voteranno tutti per la lista Monti?
Di solito quando si uniscono più partiti sotto un unico simbolo prendono meno voti che separatamente.

Quello che rimarca questo sondaggio, è che Monti si pone in diretta concorrenza del centro destra berlusconiano, che con la Lega è accreditato di quasi la stessa percentuale di voti. In pratica un 40% di moderati risulterebbe scisso in due coalizioni quasi uguali.

Il gioco di Monti è praticamente scoperto, cioè quello di realizzare una maggioranza Pd - centro (escludendo Sel) portando in dote appena un 10% di voti personali. Quel tanto che basterebbe per rovinare la vittoria del centro sinistra al Senato.

E' un gioco di divisione e sommatoria di partiti molto delicato. Difficile da realizzare Senza sacrificare qualcosa. Se separare Sel dal Pd può essere un'operazione fattibile, è molto più complesso separare le correnti Pd più a sinistra come quella di Fassina.
Monti dovrebbe sacrificare in parte la sua agenda per non creare problemi interni al Pd.

Comunque, con il premio di maggioranza Sel arriverebbe al 6,5% circa alla Camera, quindi sarebbe semplicemente sostituibile dalle liste montiane con circa il 20% (ma anche con il 10%). Più complesso il calcolo al Senato, ma credo che le cose stiano più o meno nello stesso modo.
Qui Monti deve superare la soglia di lista non coalizzata (8%), quindi deve ambire al 20%, per non avere problemi e non rischiare.

Dal lato del centro destra, se questo sondaggio è realistico, il ritorno del Cavaliere non ha apportato grandi vantaggi. O meglio, quattro o cinque punti percentuali (non sono pochi) però non sufficienti. Non fanno la differenza e non sono determinanti per il progetto di Monti. Che la campagna di Berlusconi sia orientata più contro Monti che contro il centro sinistra è abbastanza evidente. Infatti è disposto a perdere voti a favore del Pd, ma non a favore del centro: è la seconda volta che invita a votare Pd in alternativa a Monti.

Il Movimento 5 stelle risulta meno influenzato dalle coalizioni avversarie. Forse risente invece della mancanza di un leader, malgrado l'onnipresente Grillo.
Visto che Grillo non intende candidarsi, l'M5s può ancora giocare la carta del capo di lista. Se verrà scelto un candidato competente, pulito e ammirato dall'opinione pubblica, il movimento potrebbe giovarsi dello stesso fattore che aiuta Monti: la novità e la promessa di fare dimenticare la casta.

Promessa che però per Monti è più difficile da mantenere: infatti Casini non è per niente contento di farsi cassare le liste elettorali dal censore Bondi. Pare siano in bilico nomi importanti come Cesa (problemi giudiziari) e Buttiglione (troppe legislature). E gli stessi problemi si avranno in Fli.

Altri sondaggi, comunque sono molto meno generosi con il centro montiano:
"... in esclusiva da Affaritaliani.it, vede ilPartito Democratico stabilmente in testa con il 33% dei voti (solo lo 0,5% in meno rispetto alla rilevazione del 17 dicembre). Sinistra Ecologia Libertà ferma al 6%. Altri di Centrosinistra al 3. Totale della coalizione guidata dal leader del Pd 42%.

Il Popolo della Libertà è stabile al 17% (era al 17,5), ma a questo dato andrebbero aggiunti i 2 punti raccolti dalla nuova formazione Fratelli d'Italia di La Russa, Meloni e Crosetto. Intesa Popolare vale il 2% mentre La Destra di Storace è in rialzo al 3%. Totale della coalizione di Berlusconi 24%. La Lega Nord, che in questo momento viene identificata come forza autonoma, si attesta al 6%.

Deludente avvio di 2013 per il presidente del Consiglio. Il raggruppamento che fa capo a Mario Monti (Udc, Fli, Montezemolo e appunto la lista del premier) non va oltre il 12%. Continua il crollo del Movimento 5 Stelle, che si attesta all'11% rispetto al 14 di due settimane fa. Infine la lista Ingroia premier (più altri e la sinistra estrema) vale attualmente il 5%."

(affaritaliani.libero.it)

Ovviamente, Affaritalani.it è un sito di orientamento di centro destra e i sondaggi tendono a sminuire il centro di Monti.
Mai come in questo periodo c'è stato un proliferare di sondaggi, e mai come ora appaiono discordanti. Per esempio il M5s è dato in una forbice che va dall'11% al 18%. Ho come l'impressione che il 24 febbraio ci saranno importanti sorprese...

Mentre i sondaggi condotti esclusivamente in rete danno un risultato a senso unico come quello nell'immagine all'inizio del post dal sito www.blitzquotidiano.it o quello meno smaccato sul sito affaritaliani.libero.it. Gli utenti della rete hanno ormai fatto la loro scelta, non sono più condizionati da tv e giornali. Non so se dipende dal tipo di informazione disponibile in rete, o piuttosto dal tipo di utenti che non ama essere informato passivamente dai media tradizionali.