martedì 24 luglio 2012

Così non va


Il grafico a tre anni dello spread Btp-Bund, mette in tutta evidenza, l'improvvisa ascesa a cominciare da luglio 2011. Nei primi mesi, l'indice è stato quasi ignorato dal governo Berlusconi e anche dai media. Da settembre a ottobre la salita dell'indice è cominciata a diventare preoccupante.

Il 16 novembre 2011, lo spread raggiunge i 575 punti mentre Berlusconi si dimette da primo ministro.
Con Monti abbiamo acquistato un po' di tempo, ma oggi siamo di nuovo allo stesso livello di novembre 2011.

Dopo il suo insediamento lo spread non è sceso subito. La discesa è cominciata alla fine di gennaio, quando assieme a Draghi ha messo a punto una specie di piano: la Bce emetteva un finanziamento a tre anni (Ltro) per le banche europee, mentre Monti avrebbe risanato i conti del'Italia.

Mentre Draghi è stato di parola, Monti ha in pratica aumentato la pressione fiscale e massacrato il welfare creando i presupposti per una depressione economica nazionale. Affossando la crescita, le agenzie di rating hanno abbassato le loro valutazioni sull'Italia, poichè come dice Ricolfi:

"Il vero problema è che il calcolo dei mercati non si svolge secondo gli stessi parametri con cui l’ideologia tedesca definisce la virtù fiscale. Per i mercati finanziari quel che conta non è la virtù degli Stati, ma la probabilità che i debiti vengano ripagati interamente allo loro scadenza."

Fatto sta, che da aprile l'effetto dei 1000 miliardi dell'Ltro si è esaurito. Le analisi politiche o economiche che dicono che lo spread è risalito a causa dell'incertezza politica italiana, che non si sa chi ci sarà dopo Monti, hanno poco senso. Per i mercati, ci potrebbe essere anche una scimmia a capo del governo italiano, l'importante che i debiti in scadenza vengano ripagati. Evidentemente non si fidano, ma non si fidano anche a causa della recessione causata da Monti senza criterio. 

Il salvatore ha sbagliato tutto. E ora non sa cosa fare, non sa nemmeno come tranquilizzare gli italiani e i mercati. Non può dare nessuna garanzia, può solo appellarsi di nuovo a Draghi.

Credo che siamo quasi alla fine di questo percorso europeo. In fondo il ritorno alla lira non è una tragedia.


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