lunedì 9 luglio 2012

Spendig review, quasi un'aspirina



I titoli dei giornali mi avevano impressionato, circa l'entità dei tagli da 26 miliardi. Nel post "Effetti recessivi della Spendig review", paventavo un calo del Pil drammatico. In realtà le cose non stanno così. O. Giannino è andato a fondo, analizzando le tabelle allegate al decreto, ed è giunto alla conclusione che i tagli per quest'anno valgono circa 3 miliardi:

"Or che abbiamo letto le tabelle riepilogative del decreto, sappiamo che la somma totale di tagli di spesa triennale è pari a circa 26 miliardi. Ma di questi 26 miliardi, 22,76 vanno a copertura di nuova spesa. Il contenimento reale di spesa è dunque pari a 3,2 miliardi IN TRE ANNI! Chiamiamolo cambia-spresa, non taglia-spesa, il decreto, e allora va bene."
( www.chicago-blog.it)

Quindi, a quanto pare Monti è tornato ad indossare la faccia di Berlusmonti, attuando la politica dell'annuncio in stile Minculpop, tipica del ventennio... appena trascorso:

"Al prossimo presidente del Consiglio toccherà sicuramente incassare le proteste dei tagli ai ministeri, visto che quelli veri partono solo il prossimo anno. Nessun vero risparmio per il 2012, fatta eccezione per la riduzione delle spese per acquistare beni e servizi prevista dal piano del commissario Enrico Bondi. Cifre modeste: in tre mesi 121 milioni,
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Le riduzioni di spesa vera e propria, i tagli ai ministeri, arriveranno solo nel 2013 e nel 2014: 1,5 miliardi all’anno. ... È la stessa logica dei vecchi tagli lineari di Giulio Tremonti.
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In generale la spending review, ha confermato nel triennio risparmi per 26 miliardi, ma per l’anno in corso il premier si è fatto uno sconto, passando da 4,5 a 3,7 miliardi di euro. Nel 2013 i tagli si attesteranno a 10,5 miliardi, 11 miliardi nel 2014. Resta il famoso «buco» di 6,6 miliardi di euro, quelli necessari a evitare l’aumento dell’Iva che dovrebbe scattare esattamente tra un anno.
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Ma c’è anche un altra grana che il governo in carica lascerà al prossimo ed è quella degli esodati. La spending review aggiunge ai «salvaguardati» 55mila ex lavoratori che si aggiungono ai precedenti 65mila. Secondo i sindacati ne restano però molti altri, alcuni azzardano la cifra di 200 mila. Il prossimo governo se li ritroverà sotto forma di emergenza sociale, da tamponare, inevitabilmente, con soldi pubblici."

( www.ilgiornale.it )

Lo sostiene anche il prof. L. Ricolfi sulla Stampa:
"Se si guardano attentamente le cifre, non sembra che – almeno per quest’anno – la spesa pubblica sia destinata a diminuire sensibilmente come conseguenza della spending review: i tagli sono inferiori ai 4 miliardi (3.7 secondo i calcoli del Sole – 24 ore). Quanto al 2013, accanto a tagli per 10.5 miliardi, sono previsti quasi altrettanti miliardi per una miriade di nuove spese
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Alla fine, la riduzione della spesa pubblica per l’intero 2013 potrebbe essere ancora minore di quella, già modesta, prevista per i 6 mesi scarsi che mancano alla fine del 2012. Del 2014 è inutile parlare: tutte le manovre tagliano poco subito, e promettono che i tagli li faranno in futuro, ma di fatto nessun governo ha mai mantenuto tutti gli impegni di riduzione della spesa che aveva messo a bilancio per tre anni dopo
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Insomma, tranquillizziamoci un po’. La realtà è che, ogni anno, per un’infinità di motivi (compresi i terremoti e gli errori di calcolo dei ministri), nascono nuove spese. La “revisione della spesa” serve, innanzitutto, a trovare i soldi per finanziare le nuove spese. Quanto alla riduzione delle tasse sui produttori, agli stimoli all’economia, e a tutta la retorica del “rilancio della crescita”, non facciamoci illusioni: i governi fanno quello che possono (cioè quasi niente) perché se facessero quello che devono, ossia aggredire gli sprechi e la disorganizzazione dei servizi pubblici, non resisterebbero un giorno di più, travolti dalle reazioni delle lobby, dei partiti, dei sindacati, degli enti locali, dei cittadini più o meno organizzati e più o meno indignati."
(www.lastampa.it)

Anche dal lato degli interventi di riduzione delle province, c'è qualcosa che non va. Sono stati stabili due criteri:
"una popolazione inferiore ai 350 mila abitanti e l'estensione sotto 3 mila chilometri quadrati. E in base a questi, le Province sotto osservazione sono 61 nelle Regioni a statuto ordinario, mentre solo 25 (compresi i capoluoghi che vengono fatti salvi) soddisfano i requisiti."

Da cui si deduce che:
- In Toscana rimane solo Firenze (Città metropolitana peraltro);
- Nelle Marche solo Ancona;
- In Umbria solo Perugia;
- In Abruzzo solo L'Aquila;
- In Molise solo Campobasso;
- In Basilicata solo Potenza;
- In Sardegna solo Cagliari.

A parte l'assurdità di una solo provincia in Toscana e in Sardegna, troppo vaste per non essere suddivise in province, mi chiedo nelle altre regioni quale sia il motivo di conservare la provincia, quando alla fine coincide con il territorio della regione. Tanto varrebbe accorpare personale e competenze dalle province agli uffici regionali.

E non è una faccenda così assurda. La provincia di Aosta, per esempio non esiste, anche se è esistita in passato (Provincia di Aosta storica).
Ci sono ancora molte cose da rivedere nel decreto della revisione di spesa in sede parlamentare e attuativa, che alla fine comporteranno anche modifiche sostanziali.

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