giovedì 5 dicembre 2013

Insistono: vogliono rapinarci


Già l'Fmi aveva fatto balenare l'eventualità di un prelievo forzoso del 10% per salvare banche e Stati. Ora altri confermano che il piano della grande rapina del secolo, e in atto e si sta mettendo a punto. Con buona pace di Draghi che aveva detto che le banche andavano aiutate con il vecchio rodato sistema del denaro pubblico a debito.

"Noonan conferma : Si intravedono “Bail – In e Confische nel futuro del settore bancario in Europeo”

In una grande conferenza sul futuro del settore bancario, ieri si sono sentiti i contributi dei banchieri europei che sono stati negoziati con i ministri delle finanze dell'Eurozona . Uno degli aspetti di questo incontro sarà un “bail-in” dei depositi, se le banche falliranno. Michael Noonan , Ministro delle Finanze irlandese ha confermato ieri che saranno autorizzati “Bail -In - le confische dei depositi” .

Il pacchetto poggia sul meccanismo di risoluzione unico e prevede il salvataggio della banca e una proposta si risoluzione ( BRR ), approvata lo scorso giugno in Consiglio sotto la presidenza irlandese. La proposta prevede un quadro comune di norme e di poteri per aiutare i paesi dell'UE a gestire le modalità per fare fronte al fallimento di banche a livello nazionale e di banche transfrontaliere, sostenendo al tempo stesso le operazioni bancarie essenziali e minimizzando l'esposizione dei contribuenti a perdite.

Uno dei principali pilastri del quadro BRR per facilitare le azioni delle autorità sono gli " strumenti di risoluzione". Noonan ha confermato ieri che gli strumenti di risoluzione includono la vendita di asset, vendita dei pacchetti azionari di altre banche e scorporazione delle attività oltre al ricorso ai bail-ins.

L'epoca del salvataggio degli obbligazionisti sta finendo, ma comincia quella dei clienti –che–salvano.

Tutte le autorità monetarie internazionali e finanziarie si sono messe in moto per preparare il BAIL-IN anche se la maggior parte del pubblico non sa ancora niente di questi sviluppi , dei rischi e delle ramificazioni.

Ora può succedere che , se dovesse succedere che vostra banca fallisce, i vostri depositi potrebbero essere confiscati. Cerchiamo di essere proprio trasparenti: l'UE , il Regno Unito, gli Stati Uniti, il Canada , l’Australia e la Nuova Zelanda hanno già tutti i piani di bail-in pronti per essere fatti scattare se le banche o altre grandi istituzioni finanziarie dovessero inciampare in serie difficoltà."


Mi chiedo alcune cose: interventi di questo genere come intendono essere condotti? Un istituto alla volta o tutti assieme? Se si attua su un istituto alla volta ci sarà una fuga precipitosa da quelli già in bilico come Mps, o almeno dopo il primo colpo andato a segno, i clienti delle altre banche cominceranno ad avere paura e ci sarà la corsa agli sportelli. Sono prevedibili governi che si ribaltano, banchieri presi a sputi.

Se si attuerà questo congegno in un'unica soministrazione su tutti gli istituti, si rischia una rivolta generale contro i governi e/o la perdita totale di fiducia verso di essi. Alle elezioni i partiti governativi e filo europei e/o filo banchieri saranno spazzati via. Le persone cominceranno a covare vendetta e a pensare che sarebbe meglio nazionalizzare le banche. Eliminare la cricca dei banchieri con un colpo di spugna.
Inoltre se nell'attuazione di questi "salvataggi" bancari dovessero essere venduti asset e azioni, tutti nello stesso istante, perderebbero parecchio del loro valore inflazionando il mercato. Rendendo queste alienazioni poco efficaci.

Mi pare che sia un'idea suicida, ma non per questo bisogna aspettarsi che l'accantonino. Credo siano così spudorati da tentare anche una strada del genere. L'Europa ci crede da tempo a questa soluzione ( vedi: "Fra un tira e molla ci rapinano"). La Bundesbank, manco farlo apposta, ci crede più di tutti. Se c'è una politica economica sbagliata e fallimentare, i tedeschi sono i primi ad abbracciarla.

Quello che tuttavia stupisce, è che dopo una valangata di denaro facile stampato attraverso i quantitative easing, non si sia riusciti a stabilizzare il sistema bancario internazionale. Tale massa di denaro sarebbe dovuta essere utilizzata per liquidare tutti quei titoli tossici nelle pance delle banche, e soprattutto non ripetere più errori di questo tipo. Invece il denaro fresco è servito non a risanare le banche, ma a creare nuovo marcio nei bilanci.

"preferisco concentrarmi sull’ennesima tempesta in un bicchier d’acqua che prima o poi tornerà ad essere tempesta perfetta, l’ennesima brezza autunnale che si trasformerà in tornado estivo…Subprime is back! Subprime MBS With a Govenment Guarantee | Beat the Press

In America oggi è tutto subprime, dai prestiti degli studenti agli affitti, dai nuovi crediti al consumo sino alle nuove concessioni di mutuo, supportate dagli acquisti della Federal Reserve.
...
… le ultime norme proposte legislative consentirebbero nuovamente alle banche di avere lo stesso incentivo, come negli anni della bolla immobiliare, a mettere la spazzatura residua o nuova dei mutui subprime nei pacchetti dei titoli MBS.
...
Per comprendere quello che sta in realtà accadendo, basti pensare che per facilitare ulteriormente questo revival dei mutui subprime si sta assistendo allo sventramento della legge in questione
...
... l’emendamento è stato sostituito solo dall’incarico alla SEC di studiare il problema e dopo due anni e mezzo la SEC ha pubblicato il suo studio ed essenzialmente ha concluso che la questione eccede la propria competenza.

Avete capito bene ci hanno messo due anni e mezzo perfar finta di comprendere che la questione non è di loro competenza mentre le banche hanno continuato ad impacchettare mutui subprime e la FED con il quantitative easing si è riempita mensilmente di spazzatura, dando liquidità in cambio di puro organico.
...
... proprio a Berlino dove secondo le mie vedette, stanno incominciando a concedere mutui al 100 % e credetemi per un tedesco, indebitarsi al 100 % è uno sforzo sovraumano e le banche tedesche stanno sguazzando come squali in un acquitrinio, dopo essere state costrette ad alimentare bolle in mezza Europa, dalla Spagna all’Irlanda, perchè i propri connazionali non avevano il coraggio di indebitarsi per comprare una casa."

(icebergfinanza.finanza.com)

La bolla immobiliare sta quindi cominciando a lambire la Germania. Si comincia sempre con il credito facile ed agevolato e si finisce come in Usa o come in Spagna.

O come in Italia dove oggi c'è un mercato duale: chi non ha fretta di vendere continua a chiedere prezzi da boom immobiliare, ma in realtà non trova acquirenti;
chi deve realizzare si adegua al mercato e abbassa il prezzo del 20-30%. Ma attenzione, in Italia anche comprare in saldo potrebbe non essere un affare. Infatti l'Ufficio delle Entrate potrebbe non credere a transazioni troppo basse e applicarvi sanzioni gravose per dichiarazione mendace. Infatti l'Ufficio utilizza tabelle e coefficienti con valutazioni ottimistiche riferite ai bei tempi in cui l'immobiliare cresceva: loro alla crisi immobiliare non ci credono... Quindi non è nemmeno così facile approfittare degli sconti concessi dalla crisi.

Allora che fare? Non si sa. Forse dovremmo pensare ad aprire il conto corrente alle Antille e acquistare casa a Dubai, visto che in Europa, e in Italia in particolare, non sono più sicure ne le banche, ne l'investimento immobiliare.

mercoledì 4 dicembre 2013

Sdoganamento no euro


Due anni fa, scrivere un post anti euro, o riportare qualche raro articolo contro l'euro tradotto dalla stampa estera, mi dava l'impressione di essere un carbonaro del Risorgimento. Oggi mi pare addirittura quasi ripetitivo. Non c'è giorno che passa senza che da qualche parte in rete, anche su siti di testate nazionali non venga pubblicato un testo che prima sarebbe stato definito populista.

Anche se molti esperti continuano a abusare del termine "populista" a sproposito. Mi è capitato di sentire un commento all'indomani del V-day grillino di Genova, in cui un'intellettuale affermava che Grillo dal palco trattava purtroppo ancora temi populisti, come la carenza di democrazia nell'Unione Europea...
Non sapevo che anche la democrazia fosse diventato un tema populista! Probabilmente lo diventa se pronunciato dal politico "sbagliato".

Ma comunque oggi l'euro non è più di moda. La maggior parte dei partiti italiani sta velocemente o lentamente transitando sulle sponde antieuropee. Chi dice che non vuole più l'euro, chi dice invece di essere pro Europa, ma non questa Europa e non questo euro, quindi alla fine si dichiara antieropeista senza manifestarlo apertamente.

Da domenica sicuramente il M5s si annovera tra i partiti antieuropei. Poi probabilmente la Lega, se Salvini diventerà il nuovo segretario. Poi tutto il centro destra: per ora lo ha fatto in modo palese Alemanno con il suo partitino, ma poi penso seguirà tutta Forza Italia. Se il parere del compagno della Santanché conta qualcosa, allora la linea politica di Forza Italia è già tracciata:

"Renzi licenzia Alfano
di A. Sallusti
...
Spettacolo triste di fine larghe intese. A confronto il comico Grillo sembra un gigante. Mandiamo a casa Napolitano, il governo e l'euro, cioè le cause dei nostri mali, tuona dal palco del Vaffa-day il leader dei Cinquestelle. Come dargli torto. Serve una rivoluzione vera, altro che accordi sottobanco. E nessuna rivoluzione può arrivare dal Parlamento e dai palazzi, per definizione luoghi della conservazione. E la rivoluzione, tramontati i tempi dei forconi e delle marce su Roma, non può che essere quella monetaria sostenuta da un voto elettorale chiaro. Basta euro (almeno basta con l'euro così come lo conosciamo e subiamo), basta Europa padrona in casa nostra. Ci aveva provato tre anni fa Berlusconi a porre con forza nelle sedi internazionali il problema di rivedere trattati e condizioni. Ricordate? Fu massacrato dalla stampa di sinistra e dai frequentatori dei salotti buoni per aver ipotizzato il ritorno alla Lira. Sembrava una stravaganza, oggi è tema vero e condiviso, secondo i sondaggi, da oltre il 50 per cento degli italiani, oltre che da economisti di fama e premi Nobel.

Per bloccare questa idea, mezza Europa si diede da fare per disarcionare Berlusconi. Hanno arruolato il nostro capo dello Stato, i banchieri, hanno fatto cadere un governo e insediato i tecnici pro euro di Monti. Ma siccome non è bastato, oggi per disinnescare la minaccia hanno comperato un pezzo di dirigenza del Pdl pensando così di sfasciare una volta per tutte il centrodestra euroscettico. A occhio, anche questo tentativo è destinato a fallire. Ma ora tocca a Forza Italia fare sentire la sua voce: basta parlare di scissioni e poltrone. Diteci che vi batterete per sottrarre il Paese al giogo mortale dell'euro. È questione fondamentale e dirimente. Perché fino a che lo urla Grillo (copiando Berlusconi) la cosa desta curiosità e simpatia. Ma se lo dice il primo partito liberale d'Europa diventa fatto politico rilevante. Tre anni fa Berlusconi lanciò inascoltato l'allarme e ne pagò tutte le conseguenze. Aveva visto avanti ma l'opinione pubblica non era pronta. Oggi i tempi sono maturi. La rivoluzione monetaria si può e si deve fare (magari insieme a Grillo, perché no)."

Direi che il pezzo di Sallusti è qualcosa di più di un articolo. Mi pare un incitamento alla lotta, alla guerra contro l'Europa, toni minacciosi e vendicativi. Prima non eravamo pronti, ma ora vi facciamo neri!

Siamo tanti e siamo cattivi, dice Sallusti. Ed è vero e l'avevo previsto che di questo passo l'Europa e i tedeschi sarebbero riusciti a farsi odiare, facendo risorgere toni patriottici mai visti primi nel dopoguerra. Non so quante volte ho già letto parole che sembravano ormai desuete come "plutocrazia" o "plutocratici", tanto amate e citate da Mussolini nei suoi discorsi dal terrazzo. Cose da pazzi. E' proprio vero quando si dice i corsi e i ricorsi storici.

E di sicuro l'Europa lavora contro se stessa, quando per voce di Olli Rhen ci maltratta così:

"Italia e Francia sono "chiaramente indietro" rispetto ad altri Paesi europei sulle misure necessarie a "ripristinare la competitività". Lo ha affermato l'eurocommissario agli Affari economici, Olli Rehn,
...
Tuttavia "in Francia, in Italia e in Finlandia non abbiamo ancora visto compiere sforzi sostanziali sul ripristino della competitività economica, ed è su questo - ha concluso Rehn - che questi paesi devono concentrarsi"
...
Olli Rehn, vicepresidente dellaCommissione europea e commissario Ue per gli affari economici, alle parole non crede, e vuole i fatti. Quei fatti che a suo avviso l'Italia non sta presentando. "Scettico su Roma, ho ancora l'incubo del 2011", ammette.

In una intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica, Rehn ammette: "Ho preso nota delle buone intenzioni del governo italiano su privatizzazioni e spending review. Ma lo scetticismo è un valore profondamente europeo. E io ho il preciso dovere di restare scettico, fino a prova del contrario. In particolare per quanto riguarda i proventi delle privatizzazioni e i loro effetti sul bilancio del 2014".

Stando a quanto scrive La Repubblica, "Rehn resta convinto che la Finanziaria messa a punto da Letta e Saccomanni non ci consenta margini di manovra e che per di più debba essere corretta sul fronte del debito. Ma si dice anche pronto a ricredersi se, entro febbraio, il governo fosse in grado di presentare dati concreti sui tagli effettivi di spesa e introiti delle privatizzazioni".
...
l'Italia deve rispettare un certo ritmo di riduzione del debito, e non lo sta rispettando. Per farlo, lo sforzo di aggiustamento strutturale avrebbe dovuto essere pari a mezzo punto del Pil, e invece è solo dello 0,1 per cento. Ed è per questo motivo che l'Italia non ha margini di manovra e non potrà invocare la clausola di flessibilità per gli investimenti"."

(www.wallstreetitalia.com)

Bruxelles perde la pazienza con l'Italia, ma forse non ha capito che probabilmente saranno gli italiani a perderla per primi, e ad adottare il linguaggio criptico di Grillo: "vaffanculo Europa!"
Siamo ormai su una strada pianeggiate, che fra qualche mese o settimana diventerà un discesa velocissima verso un antieuropeismo viscerale. Vedremo i risultati alle elezioni europee, o a quelle nazionali se Napolitano perderà il controllo della situazione.

Mancano all'appello per ora i partiti di sinistra. Probabilmente si unirà alla "resistenza all'euro" qualche cespuglio extraparlamentare come Rifondazione Comunista. Il Pd per ora non si smuove dal suo europeismo, anche se cerca di difenderlo affermando che l'Europa attuale va corretta. Che ci vuole più democrazia in Europa, che ci vorrebbe più solidarietà (eurobond) che qui... che la... Ma per il momento rimane incatenato all'euro.

Anche se, io sospetto che anche questo partito sia in qualche modo contagiato dal populismo. Che cos'è l'annunciata vittoria alle primarie di un corpo estraneo come Renzi se non l'adesione degli elettori del Pd a una forma di populismo? Ed inoltre sospetto che Renzi non sia così solidale alla fede eurista.

"Ciò che ... mi colpisce è il suicidio della sinistra che nel suo complesso pare non essersi accorta che la moneta unica non è soltanto l’arma principale della lotta di classe al contrario, ma è anche il veleno che sta uccidendo l’Europa.

Mi chiedo cosa impedisca il riconoscimento di una realtà così palese che addirittura viene accompagnata dalle note esplicative di illustri economisti di parte liberista i quali considerano l’euro un non senso, ma tuttavia anche un bene perché facilita lo smantellamento del welfare e delle tutele, trasferendo sull’umiliazione del lavoro tutta la competitività persa con la sovranità monetaria. Siamo arrivati al punto che persino Ferrero, mentre incita alla disubbidienza verso i trattati incautamente firmati, tace sulla moneta unica che ne è invece la radice e nello stesso tempo la spada di Damocle. Ma in generale a sinistra si tende a pensare che l’euro sia stato un passo avanti al quale non è seguita una costruzione politica dell’Europa.

In realtà è esattamente il contrario: l’euro è un’insensatezza, tanto che l’intera “scienza” dell’economia aveva a suo tempo bocciato duramente l’operazione, ma è stato perseguito come strumento politico per la distruzione del modello europeo. Quali che fossero le intenzioni, le prospettive, i pensieri e i clamorosi errori di chi lo volle a tutti i costi come fattore di riequilibrio nei confronti della Germania riunificata o di chi ha fatto carte false per entravi, magari ossessionato dal debito pubblico e dalla necessità di conservare gli equilibri di potere che lo avevano creato, adesso i risultati sono chiari: ha prodotto un sorta costituzione che sembra un regolamento aziendale e sta scavando solchi profondi tra i Paesi, dividendo gli interessi di classe, separando i popoli con un processo non tanto diverso da quella unificazione economica di fatto che poi portò alla prima guerra mondiale.

Eppure dentro la sinistra si fa finta di pensare che gli Stati Uniti d’Europa siano praticabili politicamente e che questo obiettivo nemmeno lontanamente citato in alcun documento della Ue, sia la soluzione del problema. Col pensiero inespresso, ma presente sullo sfondo, che non bisogna comunque rinunciare a quel primo passo, anche se è stato un passo falso."

(ilsimplicissimus2.wordpress.com)

Ormai la rete ha lanciato la palla di neve, che scendendo a valle diventa valanga. Persino un economista di area di sinistra come G. Vaciago non riesce a trattenere la verità:

"Solo un fesso può difendere l’euro così com’è. A livello europeo non abbiamo avuto vantaggi dalla sua introduzione."

Poi però lo difende a spada tratta, ... dandosi del fesso da solo e inconsapevolmente! La follia si è impossessata degli intellettuali di sinistra, facendoli diventare fanatici monetari contro i loro stessi interessi (o no?).
Cosa farà tutta questa gente quando il giocattolo gli esploderà in mano?

martedì 3 dicembre 2013

Si moltiplicano gli allarmi

R. Shiller

Le cose vanno male, e lo sappiamo. Ma perlomeno non sembra così grave, visto che le borse crescono e gli immobili, in alcune nazioni (Germania, Inghilterra, Usa...), tornano a crescere di valore. Ma la paura di una nuova grande crisi persiste.
Nell'immediato gli esperti di economia e finanza cominciano ad avvisare che sarebbe meglio saltare giù dal treno in corsa, piuttosto che cadere giù nel burrone:

"Potrebbe "andare a finire male". Il premio Nobel per l'economia Robert Shiller, americano specializzato nel mercato del mattone, è convinto che un rialzo esagerato dei prezzi immobiliari e azionari potrebbe creare una "pericolosa bolla finanziaria".
...
"È ancora presto per mandare il segnale di allarme. Ma in molti mercati finanziari i livelli di prezzo sono troppo elevati e vedo un rincaro pericoloso dei mercati immobiliari", si legge sullo Spiegel magazine. "Potrebbe andare a finire male".
...
"Sono preoccputato in particolare dal boom del mercato azionario Usa. Anche perché in confronto l'economia reale è ancora debole e vulnerabile""

(www.wallstreetitalia.com)

Mentre ci stiamo nuovamente distraendo con crisi politiche caserecce, con personalismi arrembanti, con politici che ambiscono a raggiungere il vertice... delle macerie italiche, fuori da questo manicomio, incombono nuove pericolose crisi:

"... preferisco concentrarmi sull’ennesima tempesta in un bicchier d’acqua che prima o poi tornerà ad essere tempesta perfetta, l’ennesima brezza autunnale che si trasformerà in tornado estivo…Subprime is back! Subprime MBS With a Govenment Guarantee | Beat the Press

In America oggi è tutto subprime, dai prestiti degli studenti agli affitti, dai nuovi crediti al consumo sino alle nuove concessioni di mutuo, supportate dagli acquisti della Federal Reserve.
...
… le ultime norme proposte legislative consentirebbero nuovamente alle banche di avere lo stesso incentivo, come negli anni della bolla immobiliare, a mettere la spazzatura residua o nuova dei mutui subprime nei pacchetti dei titoli MBS.
...
Per comprendere quello che sta in realtà accadendo, basti pensare che per facilitare ulteriormente questo revival dei mutui subprime si sta assistendo allo sventramento della legge in questione che obbligava le banche a chiedere alla SEC di scegliere un’agenzia di rating per dare una valutazione alle nuove emissioni di titoli MBS
...
l’emendamento è stato sostituito solo dall’incarico alla SEC di studiare il problema e dopo due anni e mezzo la SEC ha pubblicato il suo studio ed essenzialmente ha concluso che la questione eccede la propria competenza."

(icebergfinanza.finanza.com)

E poi i Simpson parlano male del nostro Parlamento...

"Avete capito bene ci hanno messo due anni e mezzo per far finta di comprendere che la questione non è di loro competenza mentre le banche hanno continuato ad impacchettare mutui subprime e la FED con il quantitative easing si è riempita mensilmente di spazzatura, dando liquidità in cambio di puro organico."
(icebergfinanza.finanza.com)

Ma se il mercato immobiliare preoccupa di nuovo il suo massimo studioso americano Shiller, quello azionario non preoccupa meno. Malgrado i continui quantitative easing della Fed, probabilmente si sta esaurendo, più dei dollari (sempre più carta straccia latente), la fiducia nella buona riuscita di queste politiche.

"La frase non lascia adito a interpretazioni soggettive. "Siamo alla vigilia di unoshock deflazionistico". A proferirla è Russell Napier, consulente presso CLSA-Asia Pacific Markets, tra i principali gruppi di servizi finanziari e broker indipendenti sull'azionario della regione Asia-Pacifico.

Tale shock, precisa Napier, "ridurrà probabilmente le valutazioni dell'azionario da livelli molto alti a livelli molto bassi. (...) Ogni investitore deve decidere per sé quando vorrà lasciare questo party particolare. Il consiglio è quello di lasciare ora, visto che è sempre più probabile che il presentarsi di un evento (ad hoc) sarà l'elemento catalizzatore che trasformerà le aspettative inflazionistiche in aspettative deflazionistiche".

Di fatto, "in un momento in cui i prezzi stanno già scendendo in tutto il mondo, bisogna attendersi il verificarsi prima o poi di un grande evento che colpirà il mercato del credito".
...
Il punto è che "l'inflazione è scesa all'1,10% negli Stati Uniti e fino allo 0,7% in Eurozona (anche se i dati di novembre hanno messo in evidenza un recupero del tasso allo 0,9%), e noi siamo ora pericolosamente vicini alla deflazione (...). Gli investitori stanno guardando con favore all'impatto diretto del QE sulle valutazioni dei titoli, ma stanno ignorando il suo fallimento nel riuscire a produrre una crescita nominale del Pil
...
"Quando l'inflazione americana scese sotto l'1% nel 1998, nel 2001-02 e nel 2008-09, gli investitori che puntano sull'azionario fecero pronte a perdite importanti. Se un simile shock deflazionistico ci dovesse colpire ora, quelle perdite sarebbero esacerbate, dal momento che le risposte monetarie a disposizione sono molto più limitate che in passato".

Il rapporto di CLSA consiglia agli investitori di focalizzarsi su tre "Superindici" che indicano l'arrivo di una deflazione: i prezzi del rame; le aspettative sull'inflazione misurate dalla differenza tra i rendimenti dei Treasuries a cinque anni e quelli protetti dall'inflazione (i TIPS); e lo spread sui corporate bond con rating BAA.

Di fatto, "con l'inflazione americana già pericolosamente bassa, una flessione significativa dei prezzi del rame indicherebbe un forte shock deflazionistico. Gli investitori dovrebbero vendere le azioni se il tasso di inflaione implicito dei TIPS a cinque anni scendesse dall'1,86% attuale all'1,50% o più in basso, o se lo spread sui corporate bond BAA salisse dall'attuale 262 a 300 punti base o oltre".

(www.wallstreetitalia.com)

Tutti continuano a dire che l'azionario è salito troppo, che i prezzi delle case stanno di nuovo salendo troppo, persino il Sole24ore di qualche giorno fa si poneva dei dubbi sulla durata della festa in borsa. E' molto probabile che la bolla salti, con effetti drammatici su tutta l'economia planetaria. Prendiamo il nostro paese per esempio, oggi stritolato dai trattati europei. Cosa accadrebbe nel caso scoppiasse una nuova devastante crisi subprime con ricadute sullo spread, sull'industria residua, sul Pil già martoriato? Altro che ritorno alla lira, si ritornerebbe ai dobloni, agli aurei romani. Qualunque carta moneta fiat varrebbe quanto quella del monopoli. Il dollaro in caduta si trascinerebbe dietro anche l'euro.

E per il futuro post bolla cosa dobbiamo aspettarci? altre bolle e altre cadute secondo L. Summers:

"le argomentazioni a favore di una "stagnazione secolare" ... sono state presentate di recente con grande foga in uno dei consessi più rispettabili che si possano concepire: la grande conferenza annuale del Fondo monetario internazionale.
...
A illustrare queste argomentazioni è stato niente meno che Larry Summers.
...
Summers ha esordito sottolineando un punto che dovrebbe essere ovvio, ma di cui di fatto spesso non si tiene conto: la crisi finanziaria che ha avuto inizio con la Grande Recessione è ormai acqua passata. In verità, in base alla maggior parte degli indicatori, è finita oltre quattro anni fa. Nonostante ciò, la nostra economia continua a essere depressa.

Summers ha poi illustrato un altro punto collegato a quello: prima della crisi abbiamo avuto una grossa bolla immobiliare e del debito. Eppure, nonostante quella grossa bolla abbia incrementato notevolmente la spesa, l'economia nel suo complesso andava soltanto così e così: il mercato del lavoro era ok, ma non eccellente. E il boom non è mai stato potente a tal punto da determinare una significativa pressione inflazionistica.
...
abbiamo un'economia la cui condizione normale è di domanda inadeguata - quanto meno è di lieve depressione - e riesce ad avvicinarsi soltanto un po' alla piena occupazione quando è trainata dalle bolle.
...
Si pensi all'indebitamento delle famiglie rispetto al loro reddito. Quel rapporto dal 1960 al 1985 è rimasto più o meno stabile, mentre è andato aumentando rapidamente e inesorabilmente dal 1985 al 2007, quando la crisi ha colpito.

Eppure, perfino quando le famiglie sprofondavano nei debiti, nel complesso la performance della nostra economia in quel periodo è rimasta mediocre nel migliore dei casi, e la domanda non ha dato segni di andare oltre l'offerta. Se guardiamo al futuro, ovviamente sappiamo di non poter tornare indietro ai tempi di un indebitamento in costante aumento. Tuttavia, ciò significa una più debole domanda dei consumi. Senza quest'ultima, come si immagina di poter tornare alla piena occupazione?

Di nuovo, l'evidenza suggerisce che noi abbiamo un'economia la cui condizione normale è di lieve depressione, e i cui brevi momenti di crescita si verificano soltanto grazie alle bolle e a un indebitamento insostenibile.

Perché mai accade ciò? Una delle risposte possibili è la lenta crescita della popolazione.
...
Ormai, però, tutto ciò appartiene al passato. E gli effetti sono evidenti: perfino all'apice dellabolla immobiliare non abbiamo costruito neppure lontanamente il numero di case che furono costruite negli anni Settanta.
...
Perché tutto ciò dovrebbe essere importante? Uno dei motivi è che i banchieri centrali devono smettere di parlare di "exit strategy". L'"easy money", il denaro facile, dovrebbe restare con noi - e probabilmente resterà - per molto tempo ancora.
...
Più in generale, se la nostra economia ha una tendenza costante alla depressione, vivremo sotto le regole contrarie dell'economia
...
nella quale i tentativi di risparmiare di più (compresi i tentativi di ridurre i deficit di bilancio) fanno stare peggio tutti quanti - per molto, molto tempo.
...
So che molte persone detestano sentir parlare di queste cose, che colpiscono il loro senso di onestà, offendono il loro stesso senso etico."

(www.wallstreetitalia.com)

Maledetta domanda. E' sempre lei a mancare. I liberisti la snobbano ma la cercano anche sotto i sassi, i keynesiani la esorcizzano ma aspettano che scenda dal cielo come la manna di Mosè.
Forse sarà necessario compiere un'ulteriore rivoluzione: dopo aver abbattuto l'assolutismo regio e portato la democrazia negli Stati, è ora di fare lo stesso nelle aziende.

Un mio vecchio pallino, che ora ho scoperto avere anche una certa validità accademica.

"È anche piuttosto interessante andare a vedere quale sia la soluzione che Wolff propone per risolvere il problema. Dopo aver sacramentato per pagine e pagine contro Keynes, colpevole, a suo avviso, di aver aiutato il capitalismo a tenere insieme i propri cocci, l'amico Wolff giunge alla conclusione, alla proposta. E qual è, questa proposta? La transizione da un sistema "capitalista" (di Stato, cioè keynesiano, o privato, cioè neoclassico) sarebbe assicurata, "a livello microeconomico", dalla sostituzione dei tradizionali consigli di amministrazione con consigli di fabbrica. I lavoratori, diventando amministratori di se stessi, distribuirebbero il surplus (i guadagni di produttività, diciamo così - suscitando le ire dei puristi) in modo meno iniquo: cioè tirerebbero la coperta dalla parte loro (cosa giusta e sacrosanta). Naturalmente, se i lavoratori diventassero "their own board of directors", il tradizionale conflitto fra capitale e lavoro scomparirebbe, e questo sarebbe un passo decisivo verso una ulteriore democratizzazione della società. Tutto scritto qui, leggere per credere."
(goofynomics.blogspot.it)

Quando non ci sarà più grande differenza tra capitalista puro, manager e operaio/impiegato, allora gli interessi di tutti questi soggetti convergeranno, e anche le differenze di reddito andranno ad attenuarsi. Accanto ad un modo diverso di formarsi dell'offerta, ci sarà un rafforzamento della domanda.
Ma il professor Bagnai si pone degli interrogativi al riguardo dell'attuazione, che non comportano risposte semplici:

"La terapia mi lascia un po' perplesso, perché la vedo sottoposta a due ovvie obiezioni:

1) e se ci dicono di no?

2) e i soldi chi ce li mette?

Cioè, come funziona? Ci svegliamo un giorno, andiamo al lavoro, e diciamo agli amministratori: "Scusate, andatevene a casa, che ora decidiamo noi". Loro se ne vanno, e gli azionisti come la prendono? E le banche cosa fanno? Ah, certo, ma nel frattempo avremo fatto lo stesso anche nelle banche. In simultanea. Be', certo... Son quelle cose un po' così, come avere la luna in trigono con Venere, Mercurio in quadratura con Saturno e Giove in opposizione con Marte: opportunità che si presentano (se possibile) una volta nella vita, e che sarebbe in effetti stupido non sfruttare.

Ragazzi, non so come dirvelo: io vorrei tanto credere che sia possibile avere un mondo migliore... Ma se le proposte sono queste, alla fine preferisco rendere meno peggiore quello nel quale sono nato. Mi scuserete, oppure, deponendo linguaggio liturgico e puzza sotto il naso, mi direte dove sbaglio, e io cercherò di capirlo..."
(goofynomics.blogspot.it)

E certo non è uno scherzo. Comunque la rivoluzione per eccellenza l'hanno fatta per primi i francesi, non in simultanea in tutta Europa. Poi la moda si è diffusa. Non ce li vedo comunque gli operai Fiat montare la ghigliottina a Mirafiori e decapitare Marchionne. 

Penso piuttosto a nuove aziende (tipo startup) che nascono in un garage come fece con l'Apple ai suoi tempi Job giovane. Aziende che nascano con l'obiettivo di non avere dipendenti ma solo soci. Non avendo fra i piedi contratti sindacali, ma solo contratti societari fra lavoratori manuali ed intellettuali conditi da democrazia interna, potrebbero crescere velocemente superando la concorrenza di quelle a conduzione tradizionale imbalsamate in pastoie sindacali. 
Potrebbe accadere o è solo utopia? Io credo che prima o poi accadrà. Non c'è nemmeno bisogno di creare normative ad hoc, quelle societarie odierne vanno già più che bene.