lunedì 3 novembre 2014

Renzi è alla fine (8)



Per quanto mi riguarda, la popolarità di Renzi aveva già toccato il culmine ad agosto. Dopo tutta discesa. Ma questa è la solita disputa fra "picchisti", del tipo abbiamo già raggiunto il picco del petrolio o no?
Ad ogni modo, anche altri vedo ogni giorno deteriorarsi la fiducia degli italiani in Renzi. Sempre più si sentono i così detti "giornalisti/intellettuali di regime" esprimere pesanti critiche al governo Renzi. La macchina della propaganda comincia ad avere qualche ingranaggio rotto.

Interessante e per me pienamente condivisibile è il seguent post di G. La Torre su Linkiesta.it:

"... comincio a pensare che Renzi abbia già toccato il massimo della sua parabola e ora comincia la sua fase discendente, pur non avendo avversari in questo momento, come ho già scritto.

La reazione alla manifestazione della Cgil è stata troppo arrogante, i valori in cui crede una buona fetta del partito che gli ha consentito di sedere a Palazzo Chigi sono stati troppo irrisi, l’ostentazione del suo operato è troppo esagerato in confronto ai risultati realmente conseguiti, confidando nella "comunicazione", l’attacco agli intellettuali e ai commentatori è stato troppo becero, come un qualsiasi villano che considera i libri diseducativi, il collegarsi a quei giovani oggi precari e non protetti solo con le parole, perché poi nei fatti li sta umiliando con le sue leggi ancora più di quanto non lo fossero già prima, l’irridere i valori del “novecento” proponendo poi quelli dell’ “ottocento”, il contornarsi di personaggi improbabili come quel Serra, ecc. ecc., sono comportamenti che o portano a una svolta autoritaria, che non mi sembra possibile, o determinano la caduta di chi li adotta.

Penso che si rivolterà contro Renzi anche la Confindustria, che oggi plaude. L’organizzazione degli industriali sa che i regali del fiorentino non rimetteranno sulla strada della crescita le imprese, perché il problema vero è il livello della domanda, ma finora non l’ha fatto rilevare perché comunque conviene incassare i regali. Sennonché Renzi ha già detto che dopo queste concessioni “gli imprenditori non avranno più alibi per non assumere”; quindi ha già trovato l’altro capro espiatorio, insieme alla Cgil, se la congiuntura non si dovesse invertire nel breve termine, cosa assai probabile.

Ma gli industriali, ben sapendo tutto questo, lo molleranno da prima per non essere posti poi sul banco degli imputati.

Renzi comincia a indisporre anche le autorità europee con le sue battute e invettive frequenti contro i “ragionieri di Bruxelles”, senza peraltro porre al centro del dibattito il problema vero dell’Ue: l’eccessivo surplus e la politica deflattiva interna della Germania. E così sta buttando al vento il semestre di presidenza italiano.

In tutto questo Renzi sta somigliando sempre più a personaggi come D’Alema e Tremonti, cioè persone che si autoattribuiscono doti che assolutamente non possiedono, e in forza di questa convinzione non si avvedono delle difficoltà e le sparano sempre più grosse, con il risultato di passare prima come figure autorevoli e poi come patetiche macchiette.

Certo c’è sempre il problema di chi possa organizzare l’alternativa, e questo vuoto potrebbe prolungare la sopravvivenza del Nostro."

(www.linkiesta.it)

Ed è proprio così. La vita del governo verrà prolungata artificialmente con l'appoggio di Forza Italia. Berlusconi non ha chiaramente nessuna intenzione di andare a votare a primavera 2015 come ambirebbe Renzi per non dilapidare il suo (illusorio) 41%. Ma penso che nemmeno Napolitano sia così desideroso di mandare gli italiani al voto. Si possono sempre palesare delle situazioni indesiderabili per il Colle, malgrado la sicumera renziana. E poi manca ancora una legge elettorale, che come tutte le riforme renziane su cui il premier ha apposto il tibro "fatto", è ancora a livello slides.

domenica 2 novembre 2014

Nuovo scenario internazionale



Il nuovo scenario internazionale vede innanzi tutto la Fed americana che lascia gradualmente le politiche monetarie espansive dette quantitative easing. Pertanto comiciano già a vedersi gli effetti monetari, con il dollaro che riprende valore sull'euro. Anche se la cosa avviene molto lentamente, con continui sali e scendi. Un po' quello che sta accadendo alle borse spaesate per la perdita del regno di bengodi inventato dalla Fed.

Niente più dollari stampati gratis. E quindi si assiste nella borsa Usa e di conseguenza in quelle europee a periodi di pessimismo con cadute vertiginose, seguiti da periodi di eccesso di ottimismo con salite repentine.
La borsa di Milano, è sintomatica di questo andazzo più delle altre, perché più delle altre sensibile a questo alternarsi fra ottimismo e pessimismo. Infatti nella seduta di venerdì è salita di un vertiginoso 3% senza evidenti motivi per festeggiare, se si guarda alla situazione dell'economia italiana, ai conti dello Stato, alle tensioni sociali in aumento.

Ma sempre parlando dello scenario internazionale, bisogna considerare il nuovo intervento monetario del Giappone. Non so se la mossa della banca centrale giapponese sia stata concordata con la Fed, ma sembra quasi una specie di passaggio di consegne. Una chiude i rubinetti e l'altra li apre di un altro po'. In questo modo i mercati azionari hanno ripreso vigore, e la paura di un crollo a causa dell'inversione a "U" della Fed è stata scongiurata.

Quindi mentre gli Usa riprendono fiato, il Giappone rilancia continuando a gonfiare una bolla finanziaria che ormai è più simile ad una mongolfiera.

"La Bank of Japan vara nuove misure di allentamento monetario a sostegno dell'economia e la Borsa di Tokyo risponde volando oltre il +4%. Le misure della Boj hanno lo scopo di "ridurre le pressione al ribasso sui prezzi" e portare l'acquisto di bond governativi e altri asset al passo annuo di circa 80.000 miliardi di yen, in rialzo di 30.000 miliardi (200 miliardi ulteriori di euro)."
(www.wallstreetitalia.com)

Lo stesso gioco di passaggio di consegne la Fed non è riuscita a farlo con la Bce, che in mano alla Bundesbank continua a rifiutare politiche monetarie espansive. E' vero che è partita la nuova operazione Tltro che si prefigge di rifinanziare le banche in cambio di un loro sostegno all'economia reale, ma probabilmente è un'operazione che non sortirà alcun successo. O comunque molto limitato e di sicuro lontano anni luce dai Qe statunitensi.

Per fortuna la situazione europea rimane stabile, grazie forse a qualche mano invisibile che acquista a piene mani bond europei. Anche di quei paesi palesemente in default (tipo la Grecia) o che ci sono quasi (tipo l'Italia). Per questo nel nuovo scenario internazionale l'Europa rimane in un equilibrio asfittico. Gli spread sono sotto controllo, ma la crescita si è fermata e tende alla recessione a livello europeo. Qui peserà molto il contributo al Pil della Germania che potrebbe fare peggio di quel che ci si aspetta.

In ogni caso l'Europa spera in una caduta maggiore dell'euro, che renda più competitive le sue esportazioni. Ma più di tanto l'euro non calerà, forse raggiungerà la quotazione di 1,20 Eu/Us$. Questa sarà probabilmente una quotazione che renderà più competitiva l'industria tedesca, permettendo alla Germania di tornare a crescere un po' di più. Ma non l'Italia e gli altri Piigs, anche se la Spagna sembra migliorare, ma credo che per esserne certi bisognerebbe veder scendere anche la sua disoccupazione, e per ora non accade.

Per l'Italia e gli altri periferici, per avere una crescita decente, magari non sufficiente ma almeno avere un segno più del Pil, è necessario che il rapporo euro/ dollaro raggiunga la parità. Cosa molto difficile a realizzarsi.

"... la domanda fondamentale è: la svalutazione dell'euro porterà un po' di crescita? La mia risposta è abbastanza semplice. No se si fermerà ad un cambio 1,20-1,25.
...
abbiamo già avuto un periodo con un cambio €/$ basso sotto 1.30, anche meno di 1.25 tra maggio e settembre 2012. Questo cambio non pare aver portato alcun beneficio al Pil del 2012 che è sempre rimasto negativo, anche se in miglioramento. Per assurdo c'è stato un miglioramento più deciso nel 2013 con il cambio €/$ che è tornato a crescere più di 1.30.
Nel periodo berlusconiano dell'euro la crescita è stata positiva, ma sotto il 2% e più spesso vicina all'1%. In quell'epoca il cambio €/$ vagava tra la parità e 0.80. Cioè l'euro valeva spesso meno del dollaro.
Eppure la nostra crescita rimaneva anemica, anche se "galattica" rispetto a quella del regno dei tre governi successivi nominati da Napolitano.

In pratica per avere una crescita decente in Italia è necessario che l'euro si svaluti di un bel po', cioè che diventi come la lira. In definitiva dovrebbe svalutarsi intorno al 50%.

E poi per avere una ripresa mercantilista, lasciando da parte la feroce concorrenza germanica alla nostra manifattura, dovremmo anche avere una vera "locomotiva dell'economia" mondiale. Esiste chi importa i nostri prodotti con questo grande slancio? Certo qualche punto a nostro favore l'industria italiana lo potrebbe segnare, ma non dobbiamo sognare ad occhi aperti, e nemmeno fidarci di mitiche riprese americane, spagnole o inglesi ecc."

(Svalutazione dell'euro e crescita)

Il nuovo ordine economico internazionale è stabile? A prima vista direi di no. La Fed ha deciso di smetterla con i quantitative easing per un motivo molto semplice: non funzionano. A fronte di un volume di fuoco esagerato (4 o 5.000 miliardi di dollari immessi in pochi anni dal 2008) non si è avuta quella crescita che ci si sarebbe aspettato. La teoria dello "sgocciolamento" dai più ricchi che manovrano fortune finanziarie verso il ceto più umile, non ha funzionato molto. I soldi finiti nella finanza sono rimasti li, e sono sgocciolati pochissimo nell'economia reale. Ne è la prova il problema occupazionale presente anche negli Usa da qualche anno. Inoltre continuare a stampare impunemente dollari in questo modo potrebbe diventare un gioco pericoloso per la sopravvivenza stessa dell'economia statunitense e non solo.

La Fed ha si passato la mano alla BoJ giapponese, ma non penso che il Giappone possa continuare anch'esso a lungo con la stampa di Yen senza conseguenze. Anche qui, la politica monetaria espansiva all'inizio pareva avere un grande successo, ma ora anche il Giappone pare un giocatore di poker che rilancia senza coperture. Con il rischio di doversi vendere la casa del nonno per pagarsi le scommesse, e in un paese sempre più anziano, questo potrebbe essere l'esito di queste politiche.

"... proviamo a tirare le fila del discorso: la banca centrale giapponese stampa all’impazzata e si compra una quota crescente di titoli di stato, che di fatto le saranno venduti dal fondo pensione nazionale. Il quale aumenterà la quota di azioni domestiche ed estere, mettendo pressione ribassista sullo yen. La banca centrale, inoltre, aumenta la quota di azioni comprate stampando moneta. Al termine di questo gigantesco esperimento di ricomposizione di attivi e passivi del sistema-Giappone, avremo un legame sempre più tenue tra valore intrinseco della moneta ed attività reali sottostanti. In altri termini, si combatte la deflazione con una fiammata inflazionistica sugli attivi. Una deflazione, ribadiamolo, che appare molto radicata nel sistema, visto che l’aumento dei prezzi visto sinora è stato causato dall’indebolimento dello yen, mentre il potere d’acquisto delle famiglie giapponesi è in caduta (è di oggi la notizia che la spesa complessiva è calata in settembre del 5,6% annuale)."
(phastidio.net)

Quindi quando anche il Giappone chiuderà i rubinetti, dopo aver rischiato molto, chi altri li aprirà? La Bce? Ne dubito. L'Europa è preda di una specie di folle tragedia interna, in cui le divisioni interne hanno la meglio sulla logica di sopravvivenza. L'Europa si è imposta un ridimensionamento del suo mercato interno senza un motivo logico per farlo, se non quello di autodistruggersi. Disoccupazione e deflazione ovunque ne sono la prova. E fra poco questo cancro che ha preso le articolazioni periferiche raggiungerà il cuore del sistema.

L'Europa non è una società univoca, non riesce avere una politica economica comune vera. Quella adottata effettivamente da tutti i partener europei attualmente non è comune, è quella imposta dalla Germania. Fra alcuni decenni qualcuno si chiederà perché tutti gli europei non tedeschi si sono di fatto consegnati mani e piedi alla Germania, e probabilmente ne avrà anche una risposta. Ad oggi invece una risposta a tale domanda rimane inevasa, impossibile da dare.

Pertanto credo che l'intervento monetario Giapponese sarà l'ultimo a gonfiare la bolla finaziaria, che poi salterà perché l'Europa non sarà in grado di dare il suo contributo. A quel punto potrebbe accadere di tutto. Oltre a una nuova pesante crisi economica (non riesco ad immaginare qualcosa di peggio della situazione attuale...) innescata dalla caduta finanziaria, anche una grande nuova guerra. Ed in effetti la Nato e la Russia stanno già facendo le prove generali: Caccia Gb intercettano bombardiere russo.

sabato 1 novembre 2014

Ora capisco la strategia grillina



Non so dove ho letto che ormai non c'è più opposizione. L'unica opposizione, secondo questa tesi, è all'interno del Pd. Mentre sia Berlusconi che Grillo sarebbero ormai fuori dai giochi. Di Grillo si diceva in questa analisi che ormai la sua strategia politica è fuori tempo. I suoi interventi non seguono il sentiment generale degli italiani. Sarà così? Forse invece non è per niente fuori tempo, potrebbe essere addirittura in anticipo.

E mi riferisco al referendum sull'euro.

"Primo record: siamo il paese più euroscettico, nel club della moneta unica, ed è la prima volta. Secondo record: l’Eurobarometro pubblicato da Bruxelles a ottobre dice che in Italia i pareri negativi sulla moneta unica superano quelli positivi, e anche in questo caso è la prima volta.

L’umore degli italiani è evidente, sia pur tenendo presente che la domanda centrale del sondaggio dice: «pensa che l’euro sia una cosa buona o una cattiva per il suo paese?», insomma non chiede un parere su un’eventuale uscita.
Resta il fatto che gli italiani hanno scelto «cattiva» nel 47% dei casi, «buona» nel 43% e «non sa» o «non ha deciso» per il resto del campione. Il documento tira le fila così: «in tutti i paesi dell’area euro più di metà degli interpellati pensa che la moneta unica sia una cosa buona, con l’eccezione di Cipro e dell’Italia».

...
Tornando all’Italia, la situazione si sta anche deteriorando. I «cattiva» sono cresciuti, in proporzione, di nove punti rispetto al 2013 (a Cipro di uno solo): e anche in questo caso Cipro e l’Italia sono i due soli paesi nei quali il sentimento euroscettico è cresciuto nell’ultimo anno. Chissà se il vento della morbidezza riuscirà a farci cambiare idea: il quasi via libera alla legge di stabilità dato ieri, pochi mesi fa sarebbe stato uno stop."
(www.wallstreetitalia.com)

"La situazione si sta deteriorando"... questa è la frase che dice tutto sull'improvvisa decisione grillina di andare verso uno scontro con i sostenitori della moneta unica. Frase evidenziata visivamente dall'incrocio della linea rossa e verde nel grafico ad inizio post. E' probabile che Casaleggio e Grillo abbiano avuto notizia in anticipo su questo cambio di sentiment degli italiani. Rispetto a Berlusconi le cose non sono ancora cambiate in politica, si segue l'onda dei sondaggi.

Ma va anche rispettata la strategia del M5s, che da sempre è stato critico verso l'euro, ma un anno fa Grillo comprendeva che gli italiani contrari all'euro erano minoranza. Era inutile allora insistere troppo su questo punto. Ore le cose stanno cambiando, in qualche modo la maggioranza degli italiani comincia a ritenere negativa la moneta unica.

Chi non ha ancora capito l'andazzo, è il maggior partito di governo ed i suoi servi della gleba giornalisti. Interessante è la confusione nella testa di Deaglio rimasto probabilmente sorpreso dai risultati del sondaggio di Bruxelles. Il commento da Scenarieconomici.it:

"Oggi ho letto questo articolo sulla Stampa di Mario Deaglio: Ma fuori dall’Euro non c’è futuro
In pratica e’ il suo commento ad un’indagine di Eurobarometer
...
Quello che mi ha colpito, sono le frasi conclusive dell’articolo. Nulla di diverso da cio’ che si legge comunemente nell’immensa discarica della stampa Italiana. Qui alcuni estratti della saggezza di Deaglio, nella parte conclusiva dell’articolo, dove prova a dare una spiegazione all’esito del sondaggio.

<<Il ritratto è quindi quello di un’Italia anomala, di un paese confuso, una confusione avvalorata dal fatto che neppure il fronte dello scontento, organizzato da politici di bassa lega, arriva alla maggioranza assoluta.>>

Il commento fa impressione: visto che la maggioranza degli Italiani le pensano in modo diverso dall’autore, evidentemente sono “confusi”. Deaglio poi descrive i politici anti-euro come “politici di bassa lega” a puro scopo di insulto, scordandosi che i politici “pro-euro” non sono certamente definibili come statisti (tra l’altro i politici pro-euro, altro non sono, che coloro che ci governano con risultati tragici da svariati lustri).

Deaglio continua:

<<Nella ricerca di un «provvedimento semplice», quasi una formula magica, che tiri il paese fuori da una delle crisi più lunghe e complesse della sua storia, l’Italia – che ha platealmente sciupato gli anni dell’euro, a differenza della maggioranza degli altri paesi, rinunciando a necessari mutamenti strutturali – sembra dire all’euro, come i bambini piccoli, «non ti faccio più amico!».>>

Difficile scrivere in una sola frase una sfilza di bestialita’ cosi’ nutrita. In primo luogo l’autore scrive che l’Italia e’ in una crisi pesantissima perche’ ha sciupato gli anni dell’euro, che poi e’ la tesi dei poteri forti e dei politici stessi che sono al potere (che tra l’altro hanno governato, evidentemente, male). E dice che invece nella maggioranza dei paesi dell’eurozona non e’ accadito cio’. Evidentemente l’autore scorda che la cosidetta Crisi dell’Eurozona ha intaccato l’economia reale di quasi tutta l’eurozona, con situazioni pesantissime e drammatiche in Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, Irlanda, Cipro. Ma anche situazione fortemente deteriorate e pesanti in Francia, Olanda, Slovenia, Malta. Problemucci seri, quando lo spread volteggiava, si sono visti pure in Belgio ed Austria, e perfino la Finlandia di Katainen e’ stata di recente declassata. In pratica, Germania a parte (che tra l’altro ultimamente non cresce piu’), tutti gli altri sono messi malissimo o maluccio.

Ma il gran finale e’ insuperabile:

<<Scordandosi che fuori dall’euro (e fuori dall’Europa) per un paese di queste dimensioni ci sono solo la confusione, l’irrilevanza, l’arretramento. E di amici proprio nessuno.>>

Scusate, ma oggi l’Italia (membro dell’eurozona) e’ rilevante e priva di confusione? Se ne e’ accorto qualcuno?

Per caso la Svizzera (nostro ricco vicino fuori dalla UE) e’ priva di amici? Qualcuno pensa che la Svizzera o il Regno Unito (paesi senza Euro) siamo piu’ irrilevanti, arretrati e confusi dell’Italia (paese con euro)?

Devo dire che di questi giornaloni patinati, non se ne puo’ realmente piu’."

(scenarieconomici.it)

Probabilmente questa incomprensione circa l'evoluzione delle idee degli italiani sulla politica e l'economia, potrebbe essere fatale per le forze di maggioranza. Credo che in tempo di crisi profonda sia ingenuo pensare di aver raggiunto definitivamente il cuore degli elettori. Penso che il 40% sbadierato da Renzi sia illusorio. Gli italiani potrebbero cambiare idea velocemente e cercare nuovi referenti politici, soprattutto se dovessero continuare a non vedere alcun risultato dal governo. Le cose sono cambiate in politica in questi anni. Ne è la prova il M5s che ha raggiunto il 25% a livello nazionale in pochissimo tempo. E più la gente starà male, più questi violenti cambi di fronte saranno frequenti.