domenica 5 maggio 2013

Le banche non fanno più le banche



Quello che tutti vedono, o sanno perché ripetuto mille volte, è che le banche sono restie a concedere finanziamenti alle imprese ed alle famiglie. Viene allora da chiedersi a cosa servono le banche se rinunciano al loro mestiere principale che è raccogliere il denaro dai depositanti e concedere credito agli attori dell'economia. Mettono anche loro, i banchieri, i soldi sotto il materasso? Quasi.

La settimana scorsa la Bce ha abbassato il tasso d'interesse ufficiale dallo 0,75 alo 0,50%. Si tende sempre più allo zero. E diventano sempre più convenienti le obbligazioni statali e di grandi imprese. Il meccanismo perché c'è questa convenienza è più complesso e ben spiegato qui: www.mazzieroresearch.com.

Inoltre in questo momento, "va di moda" investire in questo genere di investimenti, per vari motivi. Per gli istituti finanziari dei paesi in cui si fanno massicci Quantitative easing si è aperta la caccia all'investimento redditizio e/o sicuro: non sanno letteralmente dove cacciare i soldi. Per gli istituti di credito europei, per esempio quelli italiani, invece c'è stata quasi un'imposizione politica ad investire in titoli di Stato.

Ormai le banche preferiscono dare soldi al Ruanda piuttosto che al negoziante o all'artigiano all'angolo:

"Io sono rimasto traumatizzato dai "BTP" del Rwanda che rendono "solo" il 5,8%ed hanno fatto pure "la coda" per strapparseli di mano...
Vi ricordo che il Rwanda è quello del Genocidio Hutu-Tutsi (1994), della Guerra Civile etc
Ed ancora oggi la situazione è molto tesa..."

(www.ilgrandebluff.info)

"Perché tutto ciò?

Molto probabilmente perché siamo a un punto in cui la domanda supera l'offerta e quindi molto facile abbassare il rendimento dell'offerta. Quindi abbiamo governi che si indebitano a un tasso bassissimo, ma non solo governi anche aziende che riescono a strappare rendimenti con uno spread poche decine di punti rispetto ai governativi corrispondenti.
...
E' notizia di settimana scorsa che anche le università americane (ad esempio Stanford), avendo per la maggior parte come rating la tripla A, stiano sfruttando l'occasione finanziandosi a livelli molto vicini ai governativi e i loro bond vadano a ruba peggio di quelli delle aziende più quotate. Questo perchè il club dei tripla A ogni giorno si restringe ed anche perchè è sempre meglio investire su una fucina di menti, giovani e conoscenze che su vecchi stati del vecchio continente probabilmente.

Quindi tutto ciò che ha tripla A viene acquistato a mani basse per diversificazione valutaria dalle grandi banche, dalle banche centrali e dai fondi sovrani. Tutto ciò che non è tripla A ma investmentgrade viene rastrellato da grandi banche e fondi di investimento in modo da corrispondere agli statuti e dare un minimo di rendimento che rimanga nella decenza (evitando di pagare i debitori per contrarre crediti con loro). Tutto ciò che non è investment viene rastrellato da tutti per il rendimento. Siamo in una situazione quindi per cui tutto ciò che è bond è buono e va acquistato senza pensarci troppo.
...
Il motivo per cui si è arrivati qui è che tutti i soldi pompati dalle banche centrali nel sistema si fermano nelle banche che li riversano in investimenti finanziari."

(borsadocchiaperti.blogspot.it)

Quindi tutte le banche si stanno lanciando sugli obbligazionari alla ricerca di investimenti stabili e super sicuri, come lupi su un branco di pecore inermi in un recinto. E le altre prede libere nei boschi? troppo difficili da cacciare. Gli investimenti che non hanno il cartellino dei pastori delle agenzia di rating, sono poco appetibili.

"Sempre semplificando le banche hanno due output: gli investimenti finanziari e il credito. Attualmente cosa stanno facendo: riversano quanto ricevono negli investimenti e questo gonfia la domanda di Bond. Il credito è molto più complesso per due motivi: primo quando si fa credito bisogna fare un accantonamento percentuale relativo al credito fatto per poter far fronte ad eventuali sofferenze; secondo si corre il rischio derivante dalle sofferenze. Quindi immaginate di essere una banca: meglio investire 1 milione di euro al 2% per cinque anni avendoli presi in prestito al 1% con rischio quasi zero in bond a rating investment, o meglio prestarli al 10% o dintorni a un cittadino (o azienda) che non ha rating e rischiare di non vederli più tornare indietro oltre a poterne prestare solo novecento mila perché 100 dovete tenerli come accantonamento?

Questo meccanismo perverso spiega le difficoltà di accedere al credito di piccole medie imprese che quanto riescono ad avere credito hanno tassi molto più elevati del 1% ... Questo problema ce l'hanno anche le grandi imprese se vanno dalle banche, ma queste sempre più spesso emettono Bond in modo da finanziarsi sul mercato e questo permette loro, visto che come detto la domanda è molto maggiore dell'offerta di indebitarsi a poco e di diventare il target dei capitali che le banche hanno a disposizione e che altrimenti non saprebbero come investire a tasso decente con poco rischio.

Quindi i bond delle grandi corporate e messi in quantità industriale nel 2012 e che e che verranno emessi in grosse quantità ancora nel 2013 migliorano la situazione debitoria di diverse grandi aziende e danno una destinazione ai capitali delle banche e dei fondi."

Quindi le banche non stanno più facendo le banche nel modo tradizionali in cui l'hanno sempre fatto. E tutto a causa dei Quantitative easing. Cioè della enorme massa di denaro stampato di fresco da alcune banche centrali, che alla fine rimane nel circuito finanziario e non scende, se non a gocce minuscole, nell'economia reale.

Ora, come ho già scritto in altri post, se qualcuno scrive o dice in tv che il Quantitative easing e la stampa di denaro sono una politica Keynesiana che come si sta osservando non funziona perché l'economia reale non riparte, non dategli retta. Perché questa non è una politica Keynesiana.

Una politica Keynesiana non è stampare denaro per darlo alle banche, ma è stampare denaro perché venga investito direttamente dallo Stato in opere pubbliche, direttamente in economia creando industrie e servizi di Stato o volendo anche indirettamente finanziando in modo agevolato o l'offerta o la domanda di prodotti e servizi.
Quel che si sta facendo oggi non è nient'altro che gonfiare enormi bolle finanziarie che daranno vantaggi al solito 1% della popolazione mondiale che vive rapinando il restante 99% di derelitti. 

Tornando ai problemi dell'economia reale, che cosa debbono fare allora le famiglie e le piccole imprese? Qualcosa comincia a muoversi. Quando a un topolino gli chiudi tutti le uscite della sua tana, ha due possibilità: o morire d'inedia, o rosicchiare disperatamente qualsiasi ostacolo per ritrovare un'uscita. Qualche topolino comincia ad uscire da nuovi fori.

Per esempio in rete stanno cominciando a nascere siti di crowdfuding, cioè piattaforme dove chi ha un'idea innovativa (ma anche tradizionale ma sfiziosa) chiede a possibili piccoli investitori di aiutarlo a raccogliere le somme necessarie. Si tratta di un modo per raccogliere fondi, che nel mondo anglosassone sta avendo molto successo. Ecco un esempio eclatante:

un po' di tempo fa un gruppo di "pazzoidi" aveva proposto all'amministrazione americana il più folle degli investimenti militari per creare occupazione: costruire la "morte nera", il satellite artificiale distruttore di mondi famoso nella serie di fantascienza "Guerre Stellari". Naturalmente la risposta della Casa Bianca fu un "no" piuttosto esilarante (vedi: "L'opera più costosa della Galassia"). Ebbene questi "pazzoidi" non si sono arresi e si sono rivolti ad un sito di crowdfuding:

"La Morte Nera (Death Star), ovvero la mitica la stazione da battaglia spaziale dell'Impero Galattico, probabilmente verrà realizzata grazie al crowd funding di Kickstarter.
...
"La più grande sfida è convincere Kickstarter che questo è uno scherzo e non un progetto serio. A dimostrazione di questo l'obiettivo è stata fissato così in alto da rendere il raggiungimento dei fondi necessari praticamente impossibile", ricordano gli ideatori.

Sarà anche impossibile ma promettendo per pochi euro qualche stretta di mano o la stampa dei nomi sui droidi riparatori MSE-6 sono riusciti a ottenere 179.880 sterline (circa 208mila euro)."

(www.tomshw.it)

Questo per dire della potenza di questo nuovo strumento di finanziamento.

Ecco cosa propone una piattaforma italiana:

"Il funzionamento è semplice e completamente gratuito. Crea un progetto, fissa il budget minimo per realizzarlo e una data di scadenza entro cui raccoglierlo.
...
Cosa succede dopo? Se il progetto non raggiunge il suo traguardo nel tempo stabilito, viene semplicemente chiuso: nessuno perde o guadagna nulla. Chi ha fatto un'offerta rientra in possesso dell'intera cifra e può cercare una nuova idea da seguire. Se invece il progetto trova la sua strada e arriva al traguardo, può continuare a crescere e raccogliere fondi fino alla scadenza stabilita, senza limiti."

(www.eppela.com)

La piattaforma eppela.com raccoglie già molti progetti, alcuni riguardano la produzione di oggetti, altri il finanziamento di eventi artistici, altri servizi sociali.
E' chiaro che questo sistema è l'ideale per promuovere idee stimolanti e stravaganti come quella della "morte nera", ma è molto più difficile farsi finanziare un laboratorio da fabbro, o una macelleria.

Per le famiglie, il Movimento 5 stelle sta per esempio proponendo un sistema di acquisto agevolato della prima casa nell'ambito di politiche di social housing (www.beppegrillo.it). Si propone in pratica di recuperare a prezzi agevolati e garantiti l'invenduto e il pignorato. Un modo per riattivare il mercato immobiliare oggi fermo per la crisi.

Se la moda del momento sono i bond, anche le piccole e medie aziende dovrebbero ricorrervi o consorziandosi, o trovando idonei strumenti finanziari creati apposta per loro. Se è vero che oggi le banche acquistano qualsiasi cosa, l'importante che sia obbligazionario, varrebbe la pena provarci.

"Quello del credit crunch, cioé la riduzione dei prestiti erogati dalle banche, è un problema che ha generato un nuovo tipo di squilibrio e di distorsione, non fra nazioni ma fra imprese: quelle grandi e molto grandi hanno potuto disintermediare le banche emettendo obbligazioni e raccogliendo capitali sul mercato ... quelle medie o piccole si sono trovate strangolate fra l’aridità dei flussi bancari ed un ciclo dei pagamenti lento e pieno di insolvenze. Dare la facoltà alle banche di finanziare le imprese e “impacchettare” questi finanziamenti in Abs da usare come collaterale per avere liquidità in asta significa dare, attraverso la finanza, uno stimolo diretto all’economia reale, specie in Paesi -come l’Italia- dove le piccole e le micro imprese rappresentano oltre il 90% dell’economia nazionale."
(bimboalieno.altervista.org)

"Il Consiglio direttivo, [della Bce nda] fra le decisioni prese oggi, ha avviato consultazioni con altre istituzioni europee, in particolare la Bei [Banca Europea degli Investimenti nda], in vista di iniziative volte a promuovere il funzionamento del mercato dei titoli Abs con collaterale costituito da prestiti alle imprese"
(bimboalieno.altervista.org)

"Quindi la BCE, consapevole del momentum e delle tentazioni dei governi di tornare ad una allegria di spesa pubblica che poco si coniuga con la stabilità di lungo termine, si dichiara pronta a sostituirsi ai governi nell’opera di sostegno di breve dell’economia reale, affinché questi tengano dritta la barra dei conti e possano procedere nel risanamento strutturale."
(bimboalieno.altervista.org)

Come scrivevo in un post precedente, Draghi è preoccupato ma non sa bene cosa fare. Si limita pertanto a proseguire nel gonfiaggio di nuove bolle speculative. Comunque ben venga se con nuovi bond si riuscirà a dare un po' di fiato anche alle imprese più piccole. Finalmente un po' di Qe pioverà anche nel sottobosco dell'economia reale.

C'è però qualcosa che non funziona in tutto questo ragionamento. Più si acquistano questi prodotti finanziari e più col tempo il loro rendimento calerà. Non solo lo spread di Italia e Spagna arriverà a 50 punti, ma di questo passo lo farà pure quello del Ruanda. 
A quel punto le banche non avranno più nessuna possibilità di ottenere un sufficiente rendimento dei loro depositi, e dovranno rivolgersi all'azionario (ma anche li già oggi i rendimenti sono al lumicino, vedi "Attenzione su Wall Street: un grafico molto chiaro") e direttamente all'economia reale. E allora forse la ruota ricomincerà a girare nel verso giusto.

Si scrive Enrico, si legge Mario


Letta è andato in tour in Europa con il cipiglio del combattente, è tornato rimbalzato dal muro di gomma di Berlino e Bruxelles. Con la Merkel c'è stato pieno accordo: vogliamo più crescita, dice Letta, l'Italia è sulla strada giusta (dell'austerità) risponde Angelina.

O. Rehn è un pupazzo manovrato da sotto dalle oligarchie tedesche: Letta è uscito suonato dal bastone dell'arlecchino Olli nel teatro dei burattini di Bruxelles.
E poi Hollande, l'uomo che doveva fare da diga all'austerità e che si è perso in se stesso, alla ricerca della cerchiatura della botte di sinistra della spesa pubblica e del rispetto del rigore tedesco. Un enigma, un'utopia assurda, un rebus della Settimana Enigmistica senza soluzione.
L'Europa continua per la sua strada già tracciata (vedi "L'austerità continua, ma forse no")

Bravo Letta. Monti ci aveva deluso, era troppo allineato ai voleri della Germania. Finalmente abbiamo visto i pugni di gelatina spiaccicarsi sul tavolo dell'Europa.
Che cos'è questo governo Letta? E' l'aggiornamento, la versione rivista del Monti 1.0. Si scrive Enrico, ma si legge Mario. Vedo nel governo Letta una ripetizione di cose già viste. Già sentite, solo che Monti aveva detto: prima austerità, poi il secondo tempo della crescita. Letta parte dal secondo tempo, non c'è più tempo, si va di fretta. Tanto il risultato finale non cambierà.

Ce la farà il governo a togliere l'Imu, pagare i cassa integrati, dare soddisfazione agli esodati, abbassare le tasse sul lavoro, dare un reddito di cittadinanza, e nello stesso tempo non sforare il 3% di deficit, mantenere i patti sul fiscal compact ecc. ecc.? Una persona ragionevole può darsi autonomamente una risposta più che logica.

E la conseguenza è che avremo una campagna elettorale a breve. Va bene che abbiamo assistito già ad una clamorosa retromarcia, quella del Pd che diceva "mai con Silvio". Però temo che Berlusconi la retromarcia sulla cancellazione dell'Imu non la farà. Dopo aver dato uno sberlone in piena faccia al Pd, non si negherà la soddisfazione di un bel calcio in culo al partito della ex sinistra.
E poi, dopo averlo definitivamente umiliato, andrà a vincere le elezioni, toglierà l'Imu, farà altre politiche espansive, si scontrerà con la Germania a muso duro (tanto ormai c'è abituato e si è fatto un nodo al fazzoletto il giorno dei "sorrisini" Merkel-Sarkozy) e la zona euro si sfascerà. Finalmente.

E nessuno potrà dire niente, o quasi niente al Silvio nazionale. Gli italiani dopo aver sopportato Monti e il Monti travestito da Letta per un paio d'anni, ritorneranno ad amare il vecchio magnate mediatico sporcaccione che si prenderà tutte le rivincite. Compresa quella di affondare l'élite eurocratica. Tanto a lui che è un parvenu venuto fuori dai maneggi palazzinari e della politica, non gli importa nulla di preservare questa specie di nobiltà eurocratica finanziaria, che in fondo non lo vuole e non lo sopporta.

Draghi ha capito l'andazzo. Non sa cosa fare, sta sparando le ultime cartucce perché vede che non c'è nulla, dopo due anni, che sta andando a posto. Credo che se gli lasciassero le mani libere, farebbe le stesse politiche della Fed e della Banca Centrale Giapponese. Ma la Bundesbank non vuole, la Germania non vuole. C'è anche la campagna elettorale in Germania, e se disturbi l'elettore tedesco potrebbe distrarsi e non votare per Merkel o votare per gli euroscettici. Coccoliamo questo elettore, poverino. Sta soffrendo troppo, è stressato dalla potenziale perdita di un benessere ottenuto alle nostre spalle...

E allora Draghi spera, e spara. Spera nelle politiche espansive del Giappone che ha già aiutato lo spread di Italia e Spagna. E spara un abbassamento dei tassi allo 0,5, sperando di spronare l'economia, come se bastasse questo a far calare gli interessi da strozzinaggio delle banche italiane verso le imprese. E spara un ulteriore Ltro, un prestito di favore alle banche, che queste utilizzeranno ancora per comprare titoli di Stato. Per aiutare Italia e Spagna? non solo, anche perché sono l'investimento più remunerativo. Peccato che sia anche il più rischioso.

sabato 4 maggio 2013

Due visioni d'Europa lungo le rive del Reno


L'informazione ufficiale denunciò qualche giorno fa il pessimismo pericolosamente anti sistema di Grillo, il quale disse che a settembre l'Italia sarebbe andata in default. In realtà non fu farina del sacco di Grillo, ma riportò solo il pensiero dell'economista francese J. Sapir:

"Più che mai, si pone la questione della sopravvivenza dell'eurozona. Le tendenze alla sua frammentazione stanno ormai aumentando. Vediamo che i problemi dei paesi molto diversi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l'Italia convergeranno a breve termine, probabilmente nel corso dell'estate 2013. In questi paesi la crisi fiscale (Grecia, Italia), la crisi economica, la crisi bancaria (Spagna, Italia) si stanno ormai sviluppando in parallelo. Pertanto è altamente probabile che avremo una violenta crisi nell'estate del 2013, o all'inizio dell'autunno. È il momento di regolare i conti."
(vocidallestero.blogspot.it)

J. Sapir è ovviamente un economista molto critico con le scelte economiche del suo paese, la Francia. E ne fa un ritratto economico piuttosto fosco, forse solo leggermente migliore del ritratto italiano.
La Francia è comunque in parte un paese latino senza latini, una fusione di popolazioni celtiche, ben ricordate dal fumetto Asterix, e di popolazioni germaniche, cioè i Franchi. Eppure il loro modo di ragionare è più "meridionale" che mitteleuropeo, più anglosassone che germanico. Sapir ragiona come come un Bagnai, come un Borghi, o come un Brancaccio, tanto per generalizzare.

Probabilmente il modo di ragionare dei tedeschi e dei popoli che vi gravitano attorno, è abbastanza unico in campo economico. Eppure la loro economia è la più forte d'Europa.

Nel suo ultimo articolo, Sapir analizza una pubblicazione della Fondazione Friedrich-Ebert, osservatorio vicino al partito tedesco Spd. Un articolo tradotto in italiano su questo lavoro si può leggere qui: "Come andrà a finire?vocidallagermania.blogspot.it".

Dopo aver constatato che anche da parte tedesca, è evidente che la zona euro non sta funzionando, Sapir evidenzia poi come in Germania si traggano conclusioni poco condivisibili. Su come potrebbe evolversi la situazione, il ragionamento tedesco, non corrisponde a quello generalmente accettato dagli economisti non tedeschi.

I tedeschi propongono quattro scenari:

1) tirare a campare. 
In pratica quello che succede ora, dove la Germania (Soros docet) concede il minimo indispensabile per non fare scoppiare la zona euro. Ma di sicuro non c'è crescita per i paesi periferici e mai ci sarà. Per i tedeschi questo scenario porta ad una situazione di "stallo giapponese". Per Sapir "Tuttavia, questo ultimo scenario, che fa riferimento al "decennio perduto" del Giappone, non tiene conto del fatto che la zona Euro non è un paese, ma un insieme di paesi,..." (vocidallestero.blogspot.it). La situazione giapponese non ci azzecca.
Ma la Fondazione Friedrich-Ebert prevede anche che la situazione di stallo attuale possa andare verso una esplosione della zona euro (o del tipo "yugoslavo"- non conordato o del tipo "sovietico"- concertato). Sapir naturalmente considera questa possibilità quella che può verosimilmente concretizzarsi.

2) rottura della zona euro.
"Il risultato di tutto questo è che le tensioni sociali diventano incontrollabili e conducono a uscite non concordate dalla zona euro. Questo si traduce in un divisione monetaria dell'Europa in tre parti, con un euro "mantenuto" intorno all'area della Germania (in realtà una zona Marco), un'unione monetaria del Nord intorno alla Gran Bretagna e un Sud Europa, dove ogni paese riguadagna la sua sovranità monetaria. Facciamo qui notare che la cosiddetta 'Unione monetaria del Nord' è in realtà molto poco probabile.

La Gran Bretagna non ha alcun interesse a un'unione monetaria. L’"area della sterlina" è una possibilità, ma il grado di probabilità è basso. Il risultato da considerarsi più probabile è da un lato la costituzione di una 'zona del marco' destinata indirettamente o direttamente ad alcuni paesi dell'Europa centrale, e un ritorno alla sovranità monetaria per tutti gli altri paesi."


3) nucleo europeo o zoccolo duro.
Dalla disintegrazione della zona euro dovrebbe nascere uno "zoccolo duro" di paesi attorno alla Germania, che in realtà sembra più un pio desiderio dei tedeschi per non rimanere isolati, che una possibile realtà.

"Lo studio di FES naturalmente include la Germania e la Francia nei paesi core e accetta la scommessa che intorno a questi due paesi un certo numero di altri paesi si riunirà sulla base di un accordo politico (denominato Euro patto plus) che includa la cessazione dell’austerità e delle regole sociali e fiscali comuni per evitare il dumping sociale e fiscale.
...
Per altri paesi, la situazione sarebbe meno rosea e l’azione "non convenzionale" della Banca Centrale Europea sarebbe sempre necessaria. Allo stesso modo, il MES sarebbe comunque necessario e vedrebbe i suoi mezzi di intervento potenziati per far fronte a crisi nei membri non 'hard core' pur avendo una condizionalità ancora rinforzata."

(vocidallestero.blogspot.it)

Ma per Sapir, che da francese vede le cosa dall'alta parte della barricata economica:

"Questo scenario sembra improbabile in quanto presuppone un accordo politico di fondo non semplice con la Germania, quando invece il conflitto tra la Francia e la Germania sta crescendo di intensità, nonostante quel che dice il governo. Ora, se tra Germania e Francia un accordo non è in realtà possibile, e considerando le attuali divergenze questa sembra la soluzione più probabile, la soluzione per il nostro paese potrà essere sia di dar ragione alla Germania sull’austerità, sia di lasciare l'Euro. Siamo pertanto ricondotti al primo scenario (la situazione di stallo) o al secondo (l’esplosione).
...
perché il "nocciolo duro" previsto nello scenario 3 possa formarsi, è imperativo che la Francia ne faccia parte.
...
Tuttavia, la Francia non potrebbe rimanere in una “area Euro” senza che l'Italia (e forse la Spagna) ne facciano parte. Gli effetti sull'industria francese dell'appartenenza a un Euro senza l'Italia o la Spagna sarebbero abbastanza drammatici. Ma un "nocciolo duro" comprendente la Germania, la Francia e l'Italia non è molto diverso dalla configurazione attuale.
...
il "nocciolo duro" non è niente altro che una zona marco ridenominata, quindi la Germania dovrebbe accettare quei trasferimenti che oggi nega. Ci siamo quindi ritrovati nella situazione precedente."

4) Unione fiscale e politica
Si introduce una forma di coordinazione politica europea, di redistribuzione e condivisione delle risorse parziali.

"Il problema con questo scenario è che esso non quantifica le esigenze finanziarie in trasferimenti annuali al di là della questione degli investimenti. Questo è un problema ricorrente in tutti gli scenari federalisti. Il federalismo comporta trasferimenti, che la Germania, ma anche la Finlandia e l'Austria, rifiutano. Ora, la grandezza dei trasferimenti per assicurare soltanto un recupero dei quattro paesi più in difficoltà (Spagna, Grecia, Italia, Portogallo) è nell'ordine di 240 - 250 miliardi di euro all'anno per dieci anni. Inoltre, è altamente probabile che questo livello di trasferimento diventerebbe permanente, come si è visto oggi all'interno degli Stati e in Francia"
(vocidallestero.blogspot.it)

Sapir alla fine conclude splendidamente con un'analisi costi-benefici dal punto di vista delle varie parti della società tedesca, che come tutte le società umane non è monolitica:

"Tabella I
Posizione dei gruppi sociali tedeschi sulle prospettive della crisi dell'Euro:
Questo è un sistema molto bello e immediato di valutare una questione. Mi sono permesso di colorare con tonalità rosse le caselle "sfavorevoli" e in toni verdi le caselle "favorevoli". A colpo d'occhio si può osservare che sono maggiori le caselle verdi sullo scenario della continuazione della situazione attuale. E purtroppo questa è una "trappola" per il popolo tedesco, oltre che per il resto d'Europa. Ecco perché i tedeschi hanno una visione distorta della crisi.

Alla società tedesca conviene continuare così: gravare con l'austerità i paesi concorrenti, e incassare i dividenti dei vantaggi dell'euro. Alla Germania non conviene ne condividere i vantaggi (Federalismo europeo), ne la deflagrazione della zona euro. Per questo la politica della Merkel è sempre sembrata tentennante e poco convinta ad intervenire. Il non intervento era ed è la politica tedesca.

"La soluzione del perpetuarsi della situazione attuale è moderatamente negativa o moderatamente favorevole per tutte le categorie tranne che per una per la quale è molto favorevole. Ecco perché il consenso si raccoglie, in realtà per impostazione predefinita, intorno a questa opzione.
...
Resta il fatto che la prima delle possibilità non può essere perpetuata nel tempo, come il documento della Friederich Ebert Stiftung stabilisce in modo convincente. In queste condizioni, inevitabilmente si procederà alla terza possibilità, lasciare esplodere l'area dell'Euro.
...
La realizzazione di un ampio federalismo fiscale, al di là dei problemi politici che solleverebbe, non appartiene più all’ambito del possibile. Quest’obiettivo deve essere considerato come un'utopia nel vero senso del termine."

(vocidallestero.blogspot.it)

Anche lo scenario del nocciolo duro in realtà non funziona. Ritornerebbero in piccolo le contraddizioni dell'attuale situazione.

"Vediamo allora che la sola soluzione ragionevole è quella di uno scioglimento ordinato dell'Eurozona, lasciando i meccanismi di cooperazione monetaria tra i paesi, ma ripristinando tutta la flessibilità monetaria necessaria. Questo non è altro che la soluzione che ho difeso nel luglio scorso in un documento sul lavoro ... . Ormai, ci si arriva, spinti dalla necessità."
(vocidallestero.blogspot.it)